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lunedì 14 maggio 2012

Chi ben comincia - XVII -

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Alice Allevi è tornata ed è più frizzante che mai. Ecco per voi l'incipit della sua nuova avventura nella rubrica Chi ben comincia.




L'istituto di medicina legale è un amante malefico che prende senza dare.
Come oggi, ennesima prova di antimeritocrazia. Tutto è cominciato con un breve ma intenso esame, perché solo uno di noi – nemmeno fossimo in un reality – vincerà un posto per un microseminario di Scienze forensi a Parigi. Il piccolo concorso interno ha come candidati tutti noi specializzandi, e se la alla SNAI fossero aperte le scommesse io sarei quotata poco o niente. Sarebbe un grave errore perché, com'è vero che mi chiamo Alice Allevi, mi dari all'abusivo esercizio di meretricio pur di vincere.
Oggi non torno a casa senza il biglietto per Parigi già staccato. Il mio atteggiamento così competitivo è motivato dal fatto che il microseminario mi offrirebbe l'opportunità di trascorrere una settimana nella città che, oltre a essere la più bella del mondo, al momento ospita l'unica persona sulla faccia della terra per la quale sarei disposta a farmi esaminare come un germe al microscopio da quella megera della Wally: Arthur Malcomess, figlio del mio capo, reporter in zone di crisi per l'Agence France Presse, nonché, suol malgrado, mio fidanzato.

Da Un segreto non è per sempre di Alessia Gazzola (ed. Longanesi)

martedì 20 marzo 2012

Chi ben comincia - XVI -

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Nuova puntata di Chi ben comincia. Oggi è la volta di un distopico da poco uscito nelle librerie.



Afferro la tenda con le mani, stringendola e rigirandola fino a formare una corda spessa.Più o meno dello stesso diametro di un collo umano.Lascio cadere i palmi sui pantaloni, per paura che qualcuno possa decifrare i miei pensieri osservandomi. Qualcuno come il dott. Gatsbro. Mi chiedo quante cose sappia realmente.Guardo fuori dalla finestra. Dal secondo piano, il dott. gatsbro sembra una minuscola macchiolina sul prato. La ragazza che dovrei conoscere è a pochi metri da lui. Li osservo mentre parlano. lei lo ignora come se lui fosse una nuvola di vapore. Non so se lo faccia di proposito o se la sua mente sia intrappolata in un'altra vita oscura che la trattiene. Succede spesso anche a me. Ci sono tante cose che non capisco di lei, o almeno della persona che è diventata e, anche se sono molto più alto e peso almeno venti chili in più, la temo.

Da L'eredità di Jenna di Mary E. Pearson (ed. Giunti)

martedì 13 marzo 2012

Chi ben comincia - XV -

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Nuova puntata di Chi ben comincia, gustiamo insieme questo incipit.


A quell'ora route des Plages era deserta. I ristoranti sulla spiaggia avevano chiuso i battenti e, data la stagione, a nessuni veniva più in mente di passare la notte a ballare sulla sabbia. Anche le ville sulla collina e verso il lungo mare sembravano vuote. Per fortuna, col cielo sereno e la luna piena avrebbe potuto fare a meno della torcia elettrica.Hans Spidhofer parcheggiò la macchina prima della curva, vicino al viale d'ingresso di una casa apparentemente vuota, a un centinaio di metri dal punto indicato da Tania per l'appuntamento: l'incrocio con boulevard Patch. Quell'incontro però non lo convinceva. lavorava con il colonnello Giulio Valente da qualche anno; Valente gli aveva insegnato il mestiere e hans era sicuro di godere della sua fiducia. Non lo aveva mai mandato allo sbaraglio senza istruzioni: al contrario, valente voleva che i suoi agenti avessero in mano tutti gli elementi per operare al meglio. Eppure, stavolta l'incarico era immerso nell'incertezza, e il fatto più sconcertante, per Spindhofer, era che nemmeno valente sapeva bene perché lo avesse mandato lì.



Da Le regole del gioco di Riccardo Perissich (ed. Longanesi) 

martedì 6 marzo 2012

Chi ben comincia - XIV -

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Lo so, è martedì, ma ieri è stat una giornata intensa e non ho potuto pubblicare sul blog.
Ecco allora la rubrica Chi ben comincia, scopriamo insieme un nuovo incipit.


Myra somiglia a sua madre, ma è più bella perché in lei si mescolano anche i tratti di suo padre. È la giusta sintesi di entrambi. La parte migliore del padre di Myra erano gli occhi, azzurri come il cielo. Ti trafiggevano. Myra ha ereditato gli stessi stupendi occhi azzurri. Ho sempre pensato che fosse troppo bella e poi è arrivato John Odom. Adesso morirò sola. Non che io abbia paura di restare da sola con questa montagna. L'amo come si ama un'altra persona. Però mia nipote mi manca. Io e la madre di Myra non eravamo molto legate. Clio mi teneva poco in considerazione e di Macon non si curava affatto. Myra è la figlia che ho sempre desiderato avere.All'inizio non trovai nulla di sbagliato in John Odom, ma, anche se avessi visto il serpente annidato dentro al suo cuore, non avrei cercato di fermare Myra. Dai suoi occhi, avevo capito che doveva averlo, comunque fosse andata a finire. Adesso so che non si è trattato di una storia a lieto fine. Questa mattina sono andata a trovarla e mi si è spaccato il cuore in due. Non riesco a sopportare l'idea di quello che lei possa farle laggiù, accanto ai binari della ferrovia.


Da La magia dei petali sparsi di Amy Greene (ed. Zero91)

lunedì 30 gennaio 2012

Chi ben comincia - XIII -

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Un romanzo "adrenalinico" quello che viene ospitato oggi nella rubrica dedicata agli incipit: Il vangelo dell'assassina di Amanda Lind. 




Una pioggia fastidiosa sul giardino, grigia e scialba come un uomo senza un briciolo di virilità. Nemmeno la statua del piccolo e dolce cherubino sotto l'ibisco riusciva a rallegrare gli occhi di Francy. Era già stanca dell'autunno. Sarebbe stato bello poter regolare le stagioni. Sarebbe stato bello essere Dio.Francy si rosicchiava un'unghia e non aveva nessuna voglia di sistemare quella faccenda, ma bisognava farlo."Ti do un'altra possibilità" disse sollevando il mento leggermente sfuggente verso Hannes, il ladruncolo cocainomane che non aveva ancora avuto il buon senso di fare il nome di chi aveva cominciato a spacciare al bel mondo di Storeplan, finendo dritto nel territorio di Francy.Fece una pausa studiata e affondò lo sguardo glaciale negli occhi torbidi e terrorizzati di lui. Povero cristo, se solo fosse stato un nerd adesso sarebbe seduto al sicuro nel suo ufficetto. Che strazio vedere tutte quelle anime perse. 


Da Il vangelo dell'assassina di Amanda Lind (ed. Longanesi) 

lunedì 23 gennaio 2012

Chi ben comincia - XII -

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Ecco per voi l'incipit di un libro davvero interessante e che non vedo l'ora di leggere: Il tempo stregato di Elinor Childe. 

Il tempo stregato
Nella sopravveste di broccato alessandrino a fiori d'oro, le lunghe maniche bordate di vaio che si confondevano con le pieghe della gonna, i capelli castani stretti sotto l'elaborata cuffia di veli inamidati, la bambina teneva le braccia incrociate in grembo, le mani, seminascoste dalla ricchezza delle maniche, esili e pallide, prive della tenera rotondità delle mani infantili, il viso chino in avanti in un gesto di silenzioso raccoglimento che scopriva, sotto i veli della cuffia, l'esile fragilità della nuca."Southwell, Philip Southwell" ripeteva tra sé, impuntandosi sulla S, come si studiasse di ricordare le parola di una preghiera.Attendeva un silenzio, nell'arco della buia scala di mattoni che dalla torre nordoccidentale, la Torre del signore, portava alla Camera grande, quindi alla cappella. Dai vetri a riquadri della finestra, la luce non rischiarava i gradini perché alla torre facevano ombra i vasti boschi di querce e castagni che salivano dai prati lungo i fianchi delle colline dei Cotsworlds. La bambina sembrava uscire da una tenebra fitta, in cui il turchino cupo e l'oro della sua veste mettevano un improvviso chiarore. 

Da Il tempo stregato di Elinor Childe (ed. Piemme)

lunedì 16 gennaio 2012

Chi ben comincia - XI -

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Per la puntata di oggi Chi ben comincia vi voglio dare qualcosa oltre l'incipit. Si tratta di un libro pubblicato da poco e che ha incuriosito vari lettori: La luna color zafferano di Nicole C. Vosseler.
Ora è disponibile un estratto per gustare un po' di più questo libro e capire che sarà la vostra prossima lettura. Leggete e poi fatemi sapere quali sono le vostre impressioni.



lunedì 2 gennaio 2012

Chi ben comincia - X -

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Come ogni lunedì arriva la rubrica "Chi ben comincia", questa volta anche a inaugurare l'inizio  di un nuovo anno che spero sia pieno di interessanti letture.
L'incipit di oggi è tratto da una delle novità che ci aspettano questo gennaio, una storia profonda che narra di donne e della loro forza, Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka.


Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte. Alcune di noi erano cresciute solo a pappa di riso e avevano le gambe un po' storte e alcune di noi avevano appena quattordici anni ed erano ancora bambine. Alcune di noi venivano dalla città e portavano abiti cittadini all'ultima moda, ma molte di più venivano dalla campagna, e sulla nave portavano gli stessi vecchi kimono che avevano portato per anni - indumenti sbiaditi smessi dalle nostre sorelle, rammendati e tinti più volte. Alcune di noi venivano dalle montagne e non avevano mai visto il mare, tranne che in fotografia, e alcune di noi erano figlie di pescatori che conoscevano il mare da sempre. Forse il mare ci aveva portato via un fratello, un padre o un fidanzato, o forse un triste mattino una persona cara si era buttata in acqua e si era allontanata a nuoto, e adesso anche per  noi era arrivato il momento di voltare pagina.
Sulla nave la prima cosa che facemmo - prima di decidere chi ci piaceva e chi no, prima di raccontarci a vicenda da quale isola venivamo e perché eravamo partite, e anche prima di impegnarci a imparare i nomi delle altre - fu confrontare le fotografie dei nostri mariti. Erano bei giovanotti con gli occhi scuri, i capelli folti e la pelle liscia e perfetta. Avevano il mento forte.


da Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka (Bollati Boringhieri editore) 

martedì 20 dicembre 2011

Chi ben comincia - IX -

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Questi giorni sono stati un po' confusionari e purtroppo non sono riuscita a postare nulla. Ora sto recuperando i pezzi persi per strada, come questa puntata di "Chi ben comincia" dedicata a Il gioco degli occhi di Sebastian Fitztek pubblicato da Elliot. Un horror thriller davvero sorprendente, che cattura il lettore fin dall'inizio.


Ci sono storie che, come spirali mortali, affondano incessantemente i loro uncini corrosi nella profondità della coscienza di chi le ascolta. Io le chiamo "moto perpetuo". Storie che non sono mai cominciate e che mai finiranno, perché parlano della morte eterna.A volte vengono raccontate da irresponsabili che amano suscitare il terrore negli occhi altrui e che assaporano gli incubi da cui costoro verranno assaliti quando di notte, soli nel loro letto, fisseranno il soffitto senza potersi addormentare.Talvolta, questo moto perpetuo si nasconde tra le pagine di un libro: in quel caso ci si può mettere in salvo solo chiudendolo. Vorrei darvi un consiglio: non leggete oltre!Non so come siate approdati a queste righe. ma di sicuro non erano destinate a voi. Un trattato dell'orrore non dovrebbe mai cadere nelle mani di qualcuno. In nessun caso. Neppure in quelle del peggior nemico.Credetemi, lo dico per esperienza personale. Io non sono riuscito ad aprire gli occhi. A riporre il libro. Perché la storia dell'uomo le cui lacrime scendono come gocce di sangue, la storia dell'uomo che stringe a sé un povero fagotto di carne umana che pochi minuti prima respirava, amava e viveva... questa storia non è un film, non è una leggenda, non è un libro.È il mio destino.La mia vita.




Da Il gioco degli occhi di Sebastian Fitzek (ed. Elliot)

lunedì 12 dicembre 2011

Chi ben comincia - VIII -

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L'incipit di oggi è di un romanzo che attendevo e che finalmente è mio. Nella speranza di leggerlo a breve gustiamoci insieme le prime righe di Strega d'aprile di Majgull Axelsson, romanzo pubblicato poco tempo fa da Elliot dopo aver riscosso un grande successo in patria. Thriller psicologico a sfondo familiare uscito nel 1997 ora saprà affascinare anche i lettori italiani.


"Chi sei?" domanda mia sorella.
È più sensibile delle altre, l'unica che riesca mai a indovinare la mia presenza. Adesso assomiglia a un uccello, lì in piedi, il collo proteso a frugare con lo sguardo il giardino. Ha solo una vestaglia grigia sopra la camicia da notte bianca e non sembra accorgersi del gelo notturno che ancora indugia nell'aria. La vestaglia è aperta e la cintura penzola da un unico passante, poggiando sulla scala della cucina alle sue spalle come un'esile penna caudale.
Lei volta la testa in un  movimento brusco, tende l'orecchio verso il giardino e aspetta una risposta. Non sentendola arrivare, ripete la domanda, ora con voce più stridula e angosciata: "Chi sei?".
Il suo fiato forma piccoli pennacchi bianchi. le donano. lei è un tipo etereo. Come nebbia, pensai già la prima volta che la vidi. era una torrida giornata d'agosto di parecchie estati fa, molto prima che andassi a stare nella casa albergo.
 


Da Strega d'aprile di Majgull Axelsson (ed. Elliot) 

lunedì 5 dicembre 2011

Chi ben comincia - VII -

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Dal momento che questa settimana segna l'avvio anche in Italia di una delle serie televisive più acclamate degli ultimi anni in Inghilterra, Downton Abbey, oggi voglio proporvi  l'incipit di uno dei romanzi di Julian Fellowes, sceneggiatore anche della serie televisiva, vincitore del premio Oscar per la sceneggiatura di Gosford Park nel 2002. Sto parlando di Snob edito da Neri Pozza ora anche in edizione economica Beat.



Non so bene come fu che Edith Lavery finì sotto protezione di Isabel Easton. Con ogni probabilità avevano un'amica in comune oppure facevano parte della stessa associazione o forse, più semplicemente, andavano dallo stesso parrucchiere. A ogni modo ricordo che, per qualche motivo, Isabel decis che Edith era per lei un vero fiore all'occhiello, una persona un po' speciale da somministrare ai suoi vicini di campagna una goccia per volta. Ovviamente la storia le avrebbe dato ragione, anche se non ve n'era alcuna prova evidente quando la incontrai la prima volta. Non si poteva negare che allora Edith fosse molto graziosa, ma non come sarebbe diventata dopo che, come si dice in gergo, ebbe trovato il suo stile. Era un tipo, ma di una specie superiore: la bionda inglese dai grandi occhi e dai modi spigliati.


da Snob di Julian Fellowes (ed. Neri Pozza) 

lunedì 28 novembre 2011

Chi ben comincia - VI -

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Iniziamo la settimana con l'incipit di un libro dal gusto retrò, che ci trascina in una New York degli anni precedenti alla seconda guerra mondiale. 


La sera del 4 ottobre 1966, io e Val, entrambi già avanti con gli anni, andammo a vedere l'inagurazione di Many are Called al Museo di Arte Moderna. Era la prima mostra in cui si potevano ammirare i ritratti scattati da Walker Evans nella metropolitana di New York, con una macchina fotografica nascosta, verso la fine degli anni Trenta.
Si trattava di ciò che la cronaca mondana definisce "evento straordinario". Gli uomini erano in cravatta nera, intonata alle fotografie, e le donne portavano vestiti a colori vivaci e ricoperti di ampi bordi dal tendine d'Achille alla cime della coscia. Lo champagne circolava su vassoietti rotondi retti da giovani attori disoccupati con tratti impeccabili e grazia da acrobati. Fra gli invitati, erano in pochi a guardare le fotografie. Erano troppo occupati a divertirsi.
Una ragazza del bel mondo, ubriaca e in cerca di un cameriere, inciampò e finì quasi per scaraventarmi a terra. Non era l'unica in quelle condizioni. Ormai nelle occasioni formali era diventato di moda, e persino di classe, essere già ubriachi prima delle otto.
Ma forse non era così difficile da capire. Negli anni Cinquanta, l'America aveva afferrato per i piedi il globo terrestre e l'aveva scrollato ben bene, fino a fargli uscire tutte le monetine dalle tasche. L'Europa era diventata il cugino povero, tutta stemmi e niente tavole apparecchiate.   




da La buona società di Amor Towles (ed. Neri Pozza) 

lunedì 21 novembre 2011

Chi ben comincia - V -

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Lunedì è tornato e torna la nostra rubrica sugli incipit.
In attesa dell'uscita del capitolo finale della trilogia di Wondrous Strange, vi avevo detto che la rubrica avrebbe pubblicato gli incipit dei primi due romanzi. La scorsa settimana abbiamo gustato insieme il primo, ora tocca a Darklight - Lampi di tenebre.


Accasciato davanti un vecchio edificio di Park Avenue, un vecchio perdeva sangue da cinque piccoli fori nel panciotto di Tweed, accuratamente abbottonato, come un acero inciso a primavera. In piedi, torreggiava su di lui, con la pistola ancora fumante in pugno, un uomo dagli occhi vitrei, deliranti, privi di qualsiasi barlume di razionalità.Un Thrall, pensò il vecchio, chiedendosi per un attimo chi, tra i suoi simili, fosse sceso tanto in basso da ricorrere a un ignaro mortale per eseguire quell'ingrata missione. Non che avesse alcuna importanza ormai. Sollevando lo sguardo verso il cielo, vi scorse un azzurro tanto luminoso da colmargli gli occhi di lacrime. Gli rammentò il giorno in cui era giunto lì: era stato il primo a mettere piede in quel mondo nuovo. Altri lo avevano seguito, ma aveva aperto lui la strada.Aveva scoperto un varco tra i due regni e lui, il più potente, aveva creato le Quattro Porte, una pr ogni corte del regno segreto, una per il cuore di ogni stagione: quattro passaggi per permettere ai suoi simili di assaporare le delizie di quella terra inesplorata.


da Darklight - Lampi di tenebre di Lesley Livingston (ed. Fazi) 

lunedì 14 novembre 2011

Chi ben comincia - IV -

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Buon inizio di settimana a tutti!
L'incipit di oggi è di uno young adult che ho amato davvero molto. Si tratta di Wondrous strange di Lesley Livingston, un romanzo pieno d'amore, magia e Shakespeare. Tra poco uscirà nelle librerie il capitolo conclusivo di questa trilogia e per attendere insieme la rubrica "Chi ben incomincia" dedicherà questa puntata e la prossima agli incipit dei primi due capitoli. Ma molte sorprese vi aspettano, non mancate!


Le risuonava ancora nelle orecchie la voce strozzata di Puck quando sollevò la testa nel tentativo disperato di lottare contro l'oscurità che stava per sopraffarla. Kelley vide con orrore il carosello di Central Park, illuminato da affilate schegge di luna, che sobbalzando si metteva in moto. Malgrado non ci fosse nessuno ad azionare la giostra, la piattaforma aveva iniziato a girare e i cavallini dipinti a fare su e giù: dorati e tempestati di gemme, selle e finimenti scintillavano come centinaia di pupille sprizzanti malignità e perfidia.
In cielo, tra livide nuvole nudi scure lacerate dai venti, proprio sopra la giostra, apparve in quell'istante una figura in groppa a un fiammeggiante cavallo fulvo, un roano. Alzando il capo, Kelley sentì lacrime calde rigarle le guance non appena incontrò lo sguardo del Cavaliere e gli impietosi occhi gelidi, che ardevano nel suo viso bellissimo e dannato, la fissarono senza il minimo cenno di riconoscimento.



da Wondrous strange di Lesley Livingston (ed. Fazi)

lunedì 7 novembre 2011

Chi ben comincia - III -

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Un nuovo inizio di settimana, un nuovo incipit da gustare insieme. Oggi è la volta di Cantavamo nel buio di Lesley Kagen, un romanzo che ho letto un po' di tempo fa e che merita davvero, uno spaccato dell'America degli anni '60, la tenera storia di due sorelle molto unite. 



Non seppi mai esattamente chi trovò il corpo senza vita di Sara Heinemann giù alla laguna. Ma fu Willie O'Hara a riferirci che giaceva sull'erba, tra le barche a remi rosse e mezze marce che si potevano noleggiare a un dollaro per andare a pesca. Sara aveva le mutandine rosa intorno al collo a mo' di fiocco ed era nuda. Le avevano anche tagliato un po' dei suoi capelli biondi, proprio come a Junie Piaskowski l'estate precedente.
Nessuno immaginava che in Vliet Street potessero accadere fatti simili. Ma come diceva sempre papà... le cose accadono quando meno te lo aspetti. E posso cambiarti la vita. Perché dopo che ebbero trovato il corpo di Sara sembrò che i nostri giochi serali, come quello dei fantasmi, e la parata del Quattro Luglio, e persino i bagni rinfrescanti nell'Honey Creek nelle giornate così calde da farti sudare fino alla punta dei capelli, dovessero diventare parte dei bei tempi andati di cui ci parlava sempre la nonna. Perché una bambina morta era una cosa. Ma due... Tutti cominciarono a chiedersi chi sarebbe stata la prossima. A parte me. Io sapevo chi era.
Era l'estate del 1959. L'estate dei miei dieci anni. Quell'estate, in Vliet Street la gente cominciò a chiudere la porta a chiave.


da Cantavamo nel buio di Lesley Kagen (ed. Ponte alle grazie)

lunedì 31 ottobre 2011

Chi ben comincia... - II -

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Eccoci al secondo appuntamento con la nuova rubrica dedicata agli incipit.
Oggi è Halloween e voglio farvi una sorpresa ^_^
Molti di voi stanno aspettando l'uscita del nuovo young adult della Fanucci che parla di viaggi nel tempo, Tempest. Allora ecco per voi l'incipit in anteprima assoluta di questo nuovissimo romanzo che sarà nelle librerie dal prossimo 3 novembre.
Enjoy!



Sabato 11 aprile 2009
Mi chiamo Jackson e viaggio nel tempo. Un attimo, non è così esaltante come potreste pensare. Non posso tornare indietro ad ammazzare Hitler. Non posso andare nel futuro e dirvi chi vincerà i Mondiali del 2038. Finora il viaggio più lungo che ho fatto è stato di sei ore nel passato. Proprio un supereroe, vero?
Da non molto ho un nuovo amico che un supergenio della scienza, e parlo di roba tosta. L'unica cosa su cui insiste Adam sono i resoconti. Di quasi tutto quello che farò d'ora in poi. In realtà voleva la cronistoria di tutti i miei diciotto anni di vita, ma gli ho fatto cambiare idea. Per ora. Magari se evito di raccontargli per filo e per segno tutte le fantasie che hanno per protagonista la tal strafica o il sogno in cui entro in campo per i Mets all'ultimo minuto, potrei evitarmi metà del lavoro. Chissà, magari questi dati potrebbero essere determinanti per la stabilità del Paese. O una cosa del genere...
Anche se mi presto a questa sorta di diario, non significa che sia del tutto d'accordo. Non è che il mondo finirà perché io vado a spasso nel tempo. O che contribuirò a una causa superiore, tipo la salvezza del genere umano. Ma come dice Adam, se sono così ci sarà un motivo e dobbiamo scoprirlo.
Bella conclusione, eh? Invece è solo l'inizio. 


Da Tempest di Julie Cross

lunedì 24 ottobre 2011

Chi ben comincia... - I -

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Lunedi, inizia una nuova settimana e parte una nuova rubrica. Si intitola "Chi ben comincia..." ed è dedicata a tutti gli incipit dei libri che abbiamo amato, che stiamo leggendo o che leggeremo.

L'idea di questa rubrica non è mia, o meglio c'è una blogger che ci ha pensato prima di me, sto parlando di Yuko di Living for books con la sua rubrica Incipit love, che molto gentilmente mi ha concesso di poter creare la mia personale rubrica sugli incipit!

E ora è tempo di "cominciare"... gustatevi questo incipit!


Come una rosa d'invernoLily Walker riusciva a fiutare i piedipiatti a un chilometro di distanza.
Gli sbirri puzzavano di birra e lozione per capelli. Camminavano come se avessero scarpe strette. Nei quartieri poveri, pieni di gente affamata, apparivano paffuti e lustri come vitelli, ingrassati da tutti i pasti che scroccavano.
Gli sbirri le facevano paura. Era stato uno sbirro a toglierle i figli per rinchiuderli nell'ospizio di mendicità. Ed era stato un altro poliziotto, un certo Alvin Donaldson, a spedirla in prigione dopo che lei aveva cominciato a battere il marciapiede per riprenderseli.
E adesso ce n'era uno seduto al bancone, proprio davanti a lei. Dentro il Barkentine, la roccaforte stessa della Ditta. Fingeva di essere un cliente qualunque. Beveva, leggeva il giornale, ordinava da mangiare.
Che dannata faccia tosta.
Che cosa voleva? Stava cercando di pizzicare Sid? Di far chiudere il locale?
Il pensiero che il Bark chiudesse non la spaventava soltanto, la terrorizzava. Adesso aveva con sé i figli. Avevano una stanza; era piccola, ma li teneva al caldo e asciutti. Se avesse perso il posto di barista, e la relativa paga, avrebbe perso anche la stanza. E i bambini. Di nuovo.



Da Come una rosa d'inverno di Jennifer Donnelly.

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