Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2011

Un'altra possibile copertina per "Green"


Ecco per voi un'altra possibile copertina di Green. Questa volta Gwen non è da sola, non ci sono più i corvi, ma c'è Xemerius con lei! Davvero simpatica l'idea di mettere il doccione in copertina.
Voi cosa ne pensate? Ora siamo arrivate a tre possibili copertine, continuate a votare su Red-Il-libro. La scelta spetta solo a noi!

L'autore delle copertine è Burak Gökhan Ülker, illustratore turco davvero talentuoso. Se avete voglia di scoprire le sue affascinati opere visitate il suo spazio su Deviant Art (clicca QUI). 


Per ultimo vi lascio il link dell'intervista fatta dal Il libraio a Lucia, la redattrice della Trilogia delle gemme.


Alle prossime news su Green.

mercoledì 23 novembre 2011

Intervista a Nina Pennacchi, autrice di "Lemonade"

Oggi carissimi vi propongo la mia recensione/chiacchierata con Nina Pennacchi, la giovane autrice italiana di "Lemonade" (QUI la recensione).
Nina è stata davvero gentile a rispondere alle domande e ci ha permesso di entrare a sbirciare il suo mondo e il quello che suo romanzo.








L'intervista


**Ciao Nina, benvenuta sull’Albero, il regno incontrastato dei libri. Sperando che l’arrampicata non di abbia tolto troppe energie, mi piacerebbe fare una bella chiacchierata con te. Ti va di raccontarci chi è Nina Pennacchi? Ah, a proposito, gradisci un po’ di limonata?

Facciamo una birra, semmai ^^ (Una Erdinger, magari?) Eccola qua... fresca e piena di schiuma... mentre la lasciamo riposare, provo a dirti qualcosa di me. Senz'altro mi definirei impulsiva, misantropa e inaffidabile. Ho anche dei difetti, ma di quelli è meglio non parlare.

**Grazie a te ho avuto modo di scoprire e leggere il tuo libro, Lemonade, una storia di grandi passioni e sentimenti ambientata nell’Inghilterra degli ’20 dell’Ottocento. Come è nata l’idea di questo libro, è stata una storia che si è sviluppata poco a poco o ora già tutta lì nella tua mente?

Era già tutto lì. Fin da piccola mi racconto storie prima di addormentarmi. Lemonade è una di queste.

**C’è una motivazione precisa per la scelta dell’ambientazione di Lemonade? So che sei un’appassionata di storie ambientate indietro nel tempo, quanto ha inciso questa tua passione nella costruzione del contesto del romanzo?

Lemonade è nato nell'Ottocento inglese, non so perché. È così che ho immaginato i personaggi ancora prima di pensare che un giorno ne avrei scritto. Alcune storie che mi frullano in testa sono medioevali, altre vittoriane o di inizio Novecento. Non sono quasi mai contemporanee; credo di voler sfuggire al mio tempo. 

**Parlare di tempi andati è affascinate, ma anche un terreno scivoloso. Infatti si può incappare in sviste, citare usi e costumi che in quell’epoca non avevano modo di essere. Ti sei documentata da qualche parte prima e durante la stesura del tuo romanzo?

Non prima: quando immagino una storia, lo faccio per me sola, e mi baso sulle conoscenze storiche che ho. I particolari (usi, costumi, linguaggio) li verifico mentre scrivo, e ancor di più alla fine della prima stesura. Credo che sbagliare un dettaglio storico sia come fare uno sgambetto alla lettrice: è un modo per ricordarle che sta leggendo un libro, e che niente di quel che c'è scritto è vero. Per me leggere è immergersi completamente in un altro mondo, e la verosimiglianza è necessaria. Spero perciò di non aver fatto troppi strafalcioni :-) 

**Quanto hanno influito le letture sulla tua scrittura? C’è qualche autore/autrice che ti ha fatto da modello? 

Io leggo da sempre, quindi credo di dover molto alle letture più disparate. Come stile di scrittura, mi piace molto quello di Julia Quinn per il romance, e Daniel Pennac e Eoin Colfer più in generale. Senza dimenticare Jane Austen, e l'ironia sottile con la quale ha descritto il suo mondo. Nonostante questi modelli, però, credo di aver creato uno stile abbastanza mio (il che non significa che sia buono, eh!) Ad esempio, se c'è una cosa che mi infastidisce del romance storico, è la mancanza di realismo. Per dirne una, quando i protagonisti parlano non usano mai parolacce. Perché? Il turpiloquio esisteva nell'Ottocento così come esiste ora. Io ho usato termini realmente presenti nel dizionario della Crusca di inizio Ottocento. Servono anch'essi per esprimere emozioni, ed escluderli dalla narrazione, a mio avviso, è come mentire al lettore. 

**I tuoi personaggi sono specchio delle passioni umane e per questo fragili, controversi e allo stesso tempo tenaci. Anna è un’eroina in tutto e per tutto, anche davanti alla situazione più difficile non si arrende al vincitore, ma combatte fino all’ultimo. Se Anna dovesse descriversi al pubblico, cosa direbbe di sé? Con quali aggettivi si tratteggerebbe?

Difficile, questa domanda! Autodefinirsi è dura. Secondo me Anna pensa a se stessa come a una bambina. Le piace parlare con gli animali, con le cose. Essere bambini non significa essere sciocchi: al contrario, significa non accettare compromessi. Significa amare senza chiedersi perché. E fare le proprie scelte in base a criteri che non sono l'interesse o l'opportunismo. 

**In un mondo letterario e cinematografico in cui i cattivi smettono di essere cattivi dopo pochi capitoli o dopo poche scene, Christopher si staglia tra le pagine del romanzo per la sua integrità nella figura del cattivo. È villain fino alla fine o, per lo meno, vuole esserlo anche se Anna gli è irrimediabilmente entrata sotto pelle. Non è facile dare ad un personaggio una caratterizzazione psicologica così complessa e stabile per tutta la narrazione. Come ci sei riuscita?

Ha fatto tutto lui, ahimè. Se hai mai scritto qualcosa, anche un raccontino, forse saprai che i personaggi sono anarchici. Li crei, ma non riesci poi a dirigerli. Perché quando conosci un personaggio - lo conosci davvero, intendo - allora sai cosa farebbe in una data situazione. Intendiamoci: l'autore può sempre decidere di far comportare educatamente un maleducato; può sempre decidere di far dire parole colte a uno che, per proprio background, non dovrebbe conoscerne neppure il significato; può farlo, perché è lui che ha la tastiera sotto le dita. Ma io - dannazione! - non ci riesco. E non perché sia particolarmente onesta (geniale da parte mia ammetterlo, nevvero?): è che tutte le volte che provo a mettere in bocca a un personaggio parole non sue, mi blocco. Proprio nel senso di "foglio bianco", blocco dello scrittore. Non nego che mi piacerebbe essere più libera, poter decidere di punto in bianco cosa scrivere. Per ora non è così. Le mie storie, i miei personaggi, nascono già con determinate caratteristiche, e io mi limito a riportare in parole – o almeno ci provo – i loro atti e pensieri. 

**Hai in cantiere nuovi romanzi? Se sì, sono sempre di soggetto storico o per le prossime volte sposterai la tua attenzione verso altri periodi o altri generi?

Avevo cominciato il seguito di Lemonade, di cui per ora esistono pochi capitoli (assolutamente da sistemare) e il titolo, "Lo zoppo di Coxton". 

**Prima di Lemonade avevi scritto qualcos’altro? Ti va di parlarne, di raccontarci di cosa si tratta?

No, non avevo scritto quasi nulla. Dopo, invece, ho buttato giù alcuni racconti - tutti contemporanei, questi, perché nascono da immagini che mi colpiscono nella vita quotidiana. Li trovi qui: http://www.braviautori.com/nina-pennacchi.htm 

**Sei un’esordiente italiana e tutti sappiamo quanto è difficile emergere nella nostra editoria. Le case editrici nostrane puntano la loro attenzione troppo spesso all’estero trascurando il bello e il buono che hanno in casa. Qual è la tua opinione a riguardo? Secondo te quali possono essere i mezzi per combattere questa diffidenza nei confronti dei nostri giovani scrittori?

Sai che c'è, Giulie? Io credo che in parte la diffidenza delle case editrici ce la meritiamo. Perché noi italiani siamo un popolo di "scrittori", ma ben poco disposti ad accettare critiche al nostro lavoro. Invece bisogna essere umili. Non basta scrivere per essere scrittori: si è scrittori se qualcuno ci trova degni di essere letti. E prima di pubblicare - in qualunque modo, anche con l'autopubblicazione - bisogna avere l'umiltà di capire se l'opera di cui siamo tanto fieri è davvero buona. Oh, la mamma ci ha garantito di sì; ma è davvero il caso di credere della sua parola? Mmmh, tu che dici...? :-) E neanche degli amici ci si può fidare troppo - andiamo, chi troverebbe mai il coraggio di dire a un amico: "Ehi, sai che il libro su cui hai sputato sangue per un anno intero fa schifo? Ma proprio schifo, eh?" Per fortuna, ci viene in aiuto il web. Esistono strumenti gratuiti come la lettura incrociata (tu mandi la tua opera, e un lettore sconosciuto la legge senza pregiudizi); ci sono portali che permettono di pubblicare i propri racconti per vedere le reazioni che suscitano nei lettori. Lemonade, ad esempio, è nato sul portale BraviAutori.it, ed è anche grazie a Eva, Pia e Angela, le tre ragazze che lo lessero in anteprima e mi diedero suggerimenti e giudizi per migliorarlo, se adesso sta riscuotendo un certo apprezzamento. 

**Grazie per questa bella chiacchierata, leggere il tuo libro è stato un vero piacere e ti auguro con tutto il cuore che a Lemonade ne seguiranno molti altri. Un saluto e un grande abbraccio a te e ai tuoi meravigliosi personaggi. Attenta a scendere dall’Albero! Se dovessi cadere, ci sarà Christopher ad afferrarti?

Essere acchiappati da Christopher non mi sembra una prospettiva molto rassicurante :-) Scenderò con la massima attenzione, anche se mi gira un po' la testa per via di tutta la birra che mi hai offerto... a proposito, grazie mille, Giulie!

mercoledì 14 settembre 2011

Intervista a Ruta Sepetys, autrice di "Avevano spento anche la luna", il romanzo sulla deportazione dei lituani in Siberia


Cari lettori,
oggi ho avuto il piacere di intervistare l'autrice Ruta Sepetys, in Italia per la presentazione del suo romanzo Avevano spento anche la luna. Nonostante i suoi tanti impegni è riuscita a dedicarci un po' del suo tempo e a raccontarci qualcosa di più su di lei e sul suo romanzo.



Alla fine ho imparato che, anche nel profondo 
dell'inverno, dentro me regnava un'invincibile estate.
Albert Camus

L'intervista


  • Ciao Ruta, benvenuta nel mio blog e grazie per aver accettato di fare questa intervista. Vorrei iniziare questa chiacchierata chiedendole di raccontarci qualcosa di lei. Chi è Ruta Sepetys?

Sono nata e cresciuta in Michigan. Sono cresciuta in una famiglia di artisti e di persone che amano molto la musica. Adesso vivo a Nashville, nel Tennessee e Avevano spento la luna è il mio primo romanzo.


  • Nel tuo sito la tua biografia dice: "Sono estremamente orgogliosa di essere lituana, anche se significa avere un nome che nessuno sa pronunciare". Cosa significa per lei essere lituana, cosa la rende orgogliosa di esserlo? 

I Lituani sono un po' come una tribù, quindi se tu sei una lituana sei parte di una grande tribù. Ho un così grande rispetto per i Lituani che hanno saputo, durante tutta l'occupazione, resistere e sopravvivere in modo pacifico. Potrei solo sperare di poter avere il loro stesso coraggio e la loro stessa forza interiore, quindi guardo con ammirazione questi miei compatrioti lituani e spero di poter imparare da loro.


  • Avevano spento anche la luna è il suo primo romanzo pubblicato. La storia che viene raccontata è la storia del suo popolo e anche della sua famiglia. Qual è stato il percorso che l'ha portata a scrivere questo romanzo?

Mi sono riunita con dei parenti in Lituania e ho chiesto loro se avevano foto di mio padre, dei miei nonni e mi hanno spiegato che avevano dovuto bruciarle, perché non dovevano far sapere che erano collegati a loro, ai miei nonni e a mio padre. Eppure anche se hanno bruciato queste foto, sono arrivati i sovietici e li hanno deportati in Siberia. Questa era la mia famiglia e io ero all'oscuro di tutta questa storia, mi sono resa con che in tutto il mondo ci sono tante persone che non sanno niente dei reati commessi da Stalin, quindi ho avuto l'ispirazione per poter dare così la voce a tante persone che hanno perso la loro vita.


  • Un altro romanzo prima del suo, Arcipelago Gulag di Aleksandr Isaevič Solženicyn, ha affrontato la tematica della deportazione da parte dell'Unione Sovietica in Siberia. Ha letto questo libro? Come mai ci sono pochi romanzi su questo argomento?

Sì, ho letto il libro di Solženicyn, un libro fantastico. La ragione per cui non se ne parla molto è che, dopo la guerra, dopo la riorganizzazione post-bellica, Stalin ha convinto le potenze occidentali a far sì che gli Stati baltici rimanessero sotto il suo controllo, sotto la sua egemonia, quindi essendo ancora sotto l'occupazione sovietica non potevano raccontare cosa avevano vissuto e cosa ancora stavano vivendo e quindi la storia è passata sotto silenzio.


  • Lina, protagonista del romanzo, è un personaggio che ho apprezzato molto, perché nonostante la sua giovane età possiede una forza interiore grandissima. La capacità di far trionfare l'amore anche in mezzo al freddo e all'odio è ciò che l'aiuta ad andare avanti. Si è ispirata a qualcuno in particolare nel tratteggiare il personaggio di Lina?

Sì, ho incontrato persone fantastiche, incredibili che hanno descritto il processo della ricerca di sé difronte alla morte e molte volte hanno trovato l'amore nelle vicinanze della morte. Queste persone che erano degli adolescenti in Siberia avevano un desiderio grandissimo di vivere, un desiderio che bruciava come il fuoco e questo mi ha ispirato per creare Lina.



  • C'è un personaggio nella storia a cui si è affezionata maggiormente durante la stesura del libro? Se sì, perché? 

Il personaggio di Elena. Piangevo e piangevo quando certe cose succedono al personaggio di Elena, ho pianto moltissimo. Anche il personaggio di Kretzskij, perché racchiude dentro di sé tutta la complessità della situazione.


  • Come è nata la figura di Kretzskij? Nella documentazione da lei raccolta sono presenti figure come lui? 

Sì, certo. I sopravvissuti che ho incontrato, alcuni mi hanno detto che una guardia sovietica aveva mostrato nei loro confronti una gentilezza in un momento cruciale e quella piccola particella di gentilezza li ha aiutati a riconquistare la loro dignità e questo ha portato alla loro sopravvivenza. Non che questa era cosa comune, era raro trovare figure così, ma c'erano. Ero affascinata da queste figure sovietiche che hanno mostrato una forma di compassione ed è così che ho creato Kretzskij.


  • I flashback utilizzati nella narrazione marcano ancor di più il distacco tra la precedente vita agiata e il presente segnato dalla sofferenza e dal freddo. Cosa l'ha spinta a scegliere questa tecnica narrativa? 

Non c'erano i flashback nella prima stesura e il libro era puro orrore, dall'inizio alla fine. Poi ho voluto creare un contesto per far capire com'era la loro vita prima di quell'orrore, ma oltre a dare un contesto alla vita prima dava anche al lettore una specie di pausa da quel terrore, come la possibilità di tirare il fiato.



  • Avevano spento anche la luna ora ha anche una propria colonna sonora, come è nata questa idea?

Io negli ultimi vent'anni ho lavorato nel settore della musica e ho gestito la carriera di musicisti e di compositori. Un pianista americano molto noto si è associato con me proprio per creare la musica. La musica è proprio parte della mia vita e anche quando scrivo è come se fossi sempre alla ricerca del ritmo nelle parole. E' stata un'esperienza fantastica per me, avere una musica creata proprio per il libro.


  • Il titolo originale è Between Shades of Gray, cosa vuol comunicare al lettore con questo titolo?

Volevo trasmettere l'idea che tendiamo a categorizzare tutto e a dividerlo in categorie estreme. Spesso diciamo che le cose sono buone o sono cattive, sì o no, ma poi parlando con i sopravvissuti, spesso ho scoperto che la verità è proprio nel centro e quando poi vai a scavare e scrolli via i vari strati si arriva alla luce, all'amore che vivono proprio tra queste diverse sfumature di grigio. Kretzskij rappresenta proprio questo, non era completamente cattivo.


  • Nella nota in fondo al romanzo afferma: "Queste tre minuscole nazioni ci hanno insegnato che l'amore è l'esercito più forte", sottolineando come Lituania Lettonia e Estonia abbiano riconquistato la libertà un modo pacifico. Secondo lei, gli Stati di oggi hanno fatto tesoro di questo insegnamento? 

Purtroppo no. Ora ci troviamo in una condizione di dover lottare per la pace attraverso la violenza, che è una contraddizione in sé, il fatto che per arrivare alla pace si usi la violenza.


  • Come è stato tornare in Lituania per compiere le ricerche per il suo libro? Che emozioni ha provato? Come è stata accolta? 

Le persone sono state straordinarie e mi hanno aiutato moltissimo, ma non credevano che qualcuno avrebbe mai pubblicato questo libro. Hanno detto: "Ruta, è fantastico che tu lo voglia fare, ma a nessuno gliene importa e dovrai anche accettare il fatto che nessuno lo vorrà pubblicare". Immaginate ora che è stato pubblicato in ventisette paesi e tradotto in ventiquattro lingue. E' incredibile, veramente incredibile.


  • Il suo romanzo ha riportato l'attenzione su degli avvenimenti storici estremamente dolorosi e nel libro viene espresso chiaramente il messaggio che dimenticare è il peggior affronto alla memoria di chi ha sofferto queste atrocità. Secondo lei, come si pongono le nuove generazioni nei confronti di questa storia? Se ha avuto modo di presentare il libro nelle scuole, come le è sembrato l'atteggiamento dei giovani che ha incontrato?

Ho fatto delle presentazioni in diverse scuole e gli studenti che leggono il libro si appassionano. Sono stata a Chicago con duecento ragazzi e un ragazzo di quindici anni si è alzato e mi ha chiesto: "Perché tutte queste cose non vengono raccontate nei nostri libri di storia? Noi dobbiamo venire a sapere di questi crimini contro l'umanità. Dobbiamo avere l'opportunità di avere un futuro migliore, di migliorare le cose". Sono stata tanto felice di questa reazione.


  • Dopo un romanzo così importante che sta appassionando i lettori di tutto il mondo, ha già qualche progetto? C'è un romanzo a cui sta lavorando? 


Sì, sto lavorando ad un altro progetto. E' sempre un romanzo storico, parla della figlia di una prostituta a New Orleans negli anni '50.


Un grazie grande a Ruta Sepetys per la sua gentilezza e disponibilità a parlare con noi e augurio per tutti i suoi futuri progetti.





















giovedì 21 luglio 2011

Blog Tour di Libero arbitrio di Caterina Armentano. Quinta tappa: Quando il destino diventa libero arbitrio


Inizio scusandomi per non essere riuscita a pubblicare ieri, la quinta tappa del Blog Tour di Libero arbitrio, romanzo di Caterina Armentano, ma Blogger come spesso ultimamente ha fatto i capricci.
Ora, però, dopo la mie scuso voglio subito passare a questo bellissimo romanzo e dare spazio a questa storia che ho letto con vero piacere.


Titolo: Libero arbitrio Autrice: Caterina Armentano
Casa editrice: 0111 Edizioni Pagine: 200
Prezzo: € 15,00

La trama:

In un paesino della Calabria, un luogo non ben definito, dove lo spazio simbolico prevale su quello reale, inizia l'intreccio delle vite di alcune donne che vivono nello stesso condominio. Loro si aiutano, si odiano, si invidiano, fanno comunella tra loro. Ogni donna ha una caratteristica ben specifica: Miriam desidera partecipare ad “Amici” nonostante abbia superato l’età e digiuna se Gigi d’Alessio tradisce la moglie. Gianna abortisce di nascosto dal marito perché non desidera più avere figli. Cosima è convinta di meritare un marito dittatore e crudele e non si rende conto che sua figlia, adolescente, ha una vita sessuale attiva e usa spesso la pillola del giorno dopo. Raffaella vive sempre storie sbagliate perché desidera al più presto sposarsi. Marianna non accetta le convenzioni di una società che la vorrebbe sposata e accasata con un ragazzo che lei non ama.Questi frammenti di vita sono il contorno della vera storia, raccontata da Rebecca, colei che porta in seno la maledizione che le fa perdere i figli prima che nascano. Rebecca narra la vicenda di Ester, la sua migliore amica, colei che vota la sua vita a un sogno che l’ha travolta e perseguitata per tutta la vita: in una notte catartica e senza luna, a Ester sembra che le membrane del tempo si siano squarciate, offrendole la possibilità di sbirciare nel futuro e consentendole di vedere il volto della sua futura bambina. Ma si accorgerà ben presto che questa meravigliosa visione resterà ciò che era, cioè un sogno e che, al contrario, la realtà ha in serbo per lei un tragico finale.


La mia recensione

Leggere Libero arbitrio di Caterina Armentano è stata un’esperienza che mi ha coinvolta nel profondo. Sarà che sono una donna e questo romanzo parla di donne, ma la capacità di evocare situazioni, anche molto distanti da quelle che siamo soliti vivere, permette al lettore di andare in profondità e arrivare a toccare corde di sentimenti che neanche si pensava di possedere.

Un racconto corale dove tante figure si intrecciano tra loro a mostrare una realtà che è sempre diversa e sempre uguale. Due sono le protagoniste, Ester e Rebecca, ma insieme a loro prendono vita e si impongono sulla pagina anche tutti gli altri abitanti di questo piccolissimo paesino sperso nella Calabria.

Il titolo già convoglia la nostra attenzione su quello che, seppur mai citato espressamente molte volte nel libro, rappresenta il fulcro di tutta questa storia: il libero arbitrio. Concetto logorato da una società che spesso ne fa un uso improprio sciupandone la sua potenza, il libero arbitrio di cui ci parla Caterina Armentano è un qualcosa che va oltre la banale interpretazione e si colloca in un universo che si muove sulle scelte che ciascuno di noi decide di compiere.

La differente concezione di libero arbitrio è la cosa che più distanzia i caratteri e i comportamenti di Ester e Rebecca. Entrambe colpite nel profondo dal loro desiderio di essere madri, esse si affacciano a questa maternità negata in maniere estremamente differenti; Ester è consumata da un sogno che l’ha resa schiava di un futuro che non vede realizzarsi, Rebecca si è rassegnata amaramente a un destino che sembra non volerla madre di un figlio tutto suo.

Intorno a loro si muovono tutti gli altri personaggi di questa storia che contribuiscono a rendere ancora più vivo lo scenario dove tutto si consuma. Un condominio dove abitano donne che portano con sé rabbia, frustrazione, malinconia, sottomissione, egoismo e paure. Ognuna insoddisfatta della sorte toccatagli, nessuna forte abbastanza da prendersi cura di se stessa. Così come Gianna è stufa di un marito e dei figli che le hanno tolto ogni momento da dedicare solo a lei, così Raffaella è in cerca dell’amore e non riesce a trovare niente di meglio che intessere una storia clandestina con un uomo sposato che non potrà mai realizzare i suoi sogni di essere moglie e di avere una casa tutta per sé. Poi c’è Cosima che lotta perennemente contro la sua mancanza di forza d’animo trincerandosi dietro silenzi carichi di rabbia e orgoglio, pur di non mostrare le ferite esterne e interne che il marito le procura. Miriam, invece, sogna di rimanere per sempre bambina e la superficialità di un avvenire nel mondo dello spettacolo crede possa appagare quello che la vita non le sta offrendo con una famiglia e due figlie.

Chi ha dei figli se ne lamenta, mentre dall’altra parte c’è chi li cerca in modo convulso e disperato, come Ester. Ma il concetto di maternità, concessa o desiderata che sia, seppur permeando tutto il romanzo va ben oltre lo sterile concetto, ma scava nella profondità di ciascun personaggio per portare alla luce tutte le sfumature che li caratterizzano da quelle più nobili a quelle più meschine. È uno spaccato di vita reale e uno squarcio dell’animo umano quello che è capace di offrirci Caterina Armentano con il suo romanzo e muovendo i suoi personaggi in questa storia ci dà la possibilità di riconoscere dentro di noi sentimenti, emozioni e desideri che magari non avevamo avuto modo di conoscere prima.

La terra che fa da scenario alla storia di Libero arbitrio è una Calabria raccontata da chi la conosce bene, in tutte le sue sfaccettature e in tutte le sue contraddizioni. Un luogo dove la religione si mischia, a volte, con la superstizione e dove c’è voglia di uscire dalla pesantezza a cui i pregiudizi relegano tutti coloro che decidono di fare scelte che sconvolgono i più, allo stesso tempo però vige il timore di trovarsi fuori dal ruolo che una società, molte volte bigotta, ha cucito addosso.

Difficile non ritrovare un frammento del proprio io all’interno delle pagine di questo romanzo che con potenza scuote l’animo del lettore e lo commuove con storie che sanno raccontare quanto di umano e fragile c’è in ognuno di noi. La ricchezza che ci troviamo di fronte mentre leggiamo le pagine di Libero arbitrio è qualcosa che attinge direttamente dalla fonte della vita, quella vera, quella che può accadere a chiunque.

Forse non si riuscirà ad amare tutti i personaggi che incontreremo lungo questo cammino, alcuni ci resteranno indifferenti, altri li odieremo, ma nessuno di loro ci lascerà senza qualcosa da portare dietro, perché anche nei loro atteggiamenti più meschini sapranno insegnarci qualcosa da fare o da non fare.

Può un sogno distruggere una vita? Bisogna sempre scegliere prestando attenzione al libero arbitrio? E lasciare che il destino scelga il suo corso, non  è a sua volta  una scelta? Questi sono gli interrogativi che il romanzo scaraventa addosso con forza e spinge il lettore a trovare una risposta che, sebbene non potrà essere vera per tutti, almeno valga per colui che la sceglie.

Un romanzo carico di emozioni potenti che penetreranno nella carne del lettore per farlo vibrare dal di dentro. Una storia che coinvolge per la sua spietata normalità e in un crescendo di sensazioni condurrà ognuno dei personaggi ad andare incontro al proprio destino. Sì, perché in un romanzo che parla di libero arbitrio si parla anche di destino. Che poi si voglia piegare quest’ultimo ai nostri voleri o lo si lasci fare il suo corso, questa è una scelta che spetta solo a noi.

Una storia che parla in modo limpido con una scrittura altrettanto cristallina, che scorre sulla pagina velocemente e permette a chi leggere di giungere alla conclusione senza mai avvertire un non so ché di pesantezza nel raccontare situazioni anche molto forti. Una bravura nel tratteggiare i personaggi che denota da parte della scrittrice sicurezza e capacità narrativa. Caterina Armentano ci regala un romanzo davvero intenso che parla di donne e che parla alle donne. E non solo.






VOTO DEL BLOG:


 Best Book Ever. Libro da leggere ad ogni costo.

Il booktrailer:







La mia intervista a Caterina Armentano


Ciao Caterina e benvenuta nel mio blog. Molto probabilmente i lettori de “L’albero delle gocciole” già ti conoscono, ma se ci fosse qualcuno non avesse avuto il piacere di fare la tua conoscenza, ti va di raccontarci qualcosa di te?

Ciao Giulia. Sono onorata di essere ospite nel tuo blog. Una nuova tappa è sempre un’avventura. Visto che in molti ormai conoscono la mia biografia dirò che sono una testarda, ostinata che non si arrende mai. Sono molto critica con me stessa ma ho anche il brutto difetto di pretendere tanto dagli altri. Amo i libri in maniera spasmodica, sono una cinofila, divoratrice di dolci. Ho sempre avuto la convinzione che  dietro a un buon libro ci sia un’accurata ricerca e un’attenta osservazione. 

Se dovessi concentrare il fulcro della storia di Libero arbitrio, che parole useresti? Come riassumeresti la sua trama?

Riassumere “Libero arbitrio” non è che sia molto facile perché il più delle volte spicca tra tutte la storia di Ester e Rebecca ma la verità è che il mio romanzo racconta le storie di ogni personaggio a cui ho dato vita. Anche i comprimari emergono con il loro lato psicologico, con i loro desideri, pregiudizi, sconfitte e speranze. “Libero arbitrio” è un labirinto o meglio un corridoio pieno di stanze e si svela proprio in base alla porta che verrà aperta. Un riassunto breve di “Libero arbitrio” è un’unica grande domanda: filosofica, religiosa, psicologica ma soprattutto umana : “Ma alla fine siamo davvero noi a scegliere”?.

Ogni scrittore ha i suoi ispiratori, quali sono i tuoi? Hai dei libri che ti hanno accompagnato durante la stesura di Libero arbitrio? O, magari, delle canzoni?

Devo dire che ho scoperto prima di tutto la scrittura e la lettura e solo successivamente “gli ispiratori”. Potrà sembrare banale come “osservazione” ma all’inizio del mio percorso di lettura assorbivo di tutto senza far caso a chi scrivesse. Solo successivamente ho iniziato a fare una vera e propria selezione e attraverso ciò sono saltati fuori “i preferiti”. Dickens, Tolstoj, la Allende, Funke, Calvino, Tolkien, Maggiani. Da ognuno di loro ho imparato a trattare un tema, un genere, una particolarità. Ad esempio Tolstoj con “Anna Karenina” mi ha insegnato a destreggiarmi tra tanti personaggi, Dickens a mescolare finzione e realtà senza cadere nel ridicolo, la Allende a toccare corde umane che fanno vibrare la pelle. Durante la stesura di “Libero arbitrio” ( durata poco più di tre mesi) non ho letto altri libri e non ho ascoltato nessuna musica, una volta in mente la storia do retta solo ai personaggi, mentre nel  dopo, nella fase più difficile, cioè la rielaborazione ho letto molto sia di Dickens che della Allende ma il periodo è stato così lungo ( dieci anni) che nominarli tutti sarebbe impossibile.

Scrivere un libro è il sogno di molti, ma spesso i sogni vengono lasciati nel cassetto. Qual è, invece, la tua storia? Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo romanzo? Come sei riuscita a farti largo nel mondo degli scrittori?

Bella domanda! Io ho sempre inventato storie. Dapprima fiabe, successivamente poesie,  racconti lunghi e come ultimo il romanzo. È  stato un percorso lungo ma spontaneo senza forzature. Ho sempre sognato di pubblicare i miei scritti ma ho creduto che la timidezza avrebbe avuto la meglio, anche una certa reticenza a svelarmi visto che quando si pubblica un proprio lavoro fosse anche una storia di alieni e altri universi il pensiero  dell’autore spicca sempre fuori.  Nel 2006 però in me è successo qualcosa, non saprei come spiegarlo. Facevo un lavoro che non mi appagava (no dal lato economico) e avrei voluto tanto riprendere gli studi e dare una svolta alla mia vita. Ho pensato di iniziare con il pubblicare i miei scritti. Ho abbandonato il lavoro, ho ripreso a studiare e a scrivere con più serietà. È  stata una scelta difficile soprattutto perché nel momento in cui ho pubblicato la prima opera ( Il sentiero delle parole edito Torchio Editore) molti non mi hanno presa sul serio pensando fosse un capriccio. Una volta dimostrato che la scrittura ha sempre fatto parte di me a prescindere dal percorso lavorativo che avevo intrapreso precedentemente, i passi successivi sono stati leggermente più facili.   Una volta terminata la revisione di “Libero arbitrio” ho iniziato la ricerca di una casa editrice che avesse una collana adatta al genere da me scritto e ho inviato il materiale. La risposta non è tardata ad arrivare con mia piena soddisfazione. Adesso tutti sanno che la scrittura non è un capriccio o un semplice hobby.

Nell’introduzione a Il sentiero dei nidi di ragno Calvino afferma: «Forse, in fondo, il primo libro è il solo che conta, forse bisognerebbe scrivere quello e basta […] Forse la poesia è possibile solo in un momento della vita che per i più coincide con l’estrema giovinezza. Passato quel momento, che tu ti sia espresso o no, […] di lì in poi i giochi sono fatti, non tornerei che a fare il verso agli altri o a te stesso, non riuscirai più a dire una parola vera, insostituibile». Il suo è un giudizio molto duro, tu cosa ne pensi al riguardo?

Bella coincidenza, lo scorso anno ho fatto un esame inerente a quest’opera di Calvino ed è bello che ora ritrovi uno stralcio della stessa in una tua domanda. Io sono convinta che il tempo aiuti a migliorare e a migliorarsi anche come scrittore. Si imparano dei trucchi ma soprattutto si affinano delle abilità, la vita dovrebbe dare la scintilla, quel tocco magico che impregna le pagine di vitalità. Le esperienze, la maturità dovrebbe riempire i vuoti, dare un senso ai margini persino al silenzio ma se ciò non dovesse avvenire allora Calvino ha ragione. Io sono convinta che l’impeto giovanile dia una carica e una passionalità al talento da far rabbrividire ma la maturità costruisce, edifica. Io spero di non fare il verso né di me stessa e né di qualcun altro il mio obiettivo è esprimermi al meglio nel libro che ancora non ho scritto …

Traendo spunto dalla domanda sopra, i tuoi prossimi lavori si discosteranno dal sentiero che hai intrapreso scrivendo Libero arbitrio? Senti la necessità di scrivere qualcosa di completamente differente?

Attualmente sto lavorando a due romanzi, uno fantasy l’altro di narrativa. Quello fantasy è un genere all’opposto di  “Libero arbitrio” quindi il mio mettermi alla prova questa volta è una montagna chiamata Everest. Quello di narrativa invece non si discosta molto da “Libero arbitrio” racconto quattro generazioni di donne attraverso un oggetto particolare, racconto il Sud nelle sue diverse sfaccettature e soprattutto  tratto diverse problematiche sociali con la speranza di riuscire a toccare i tasti giusti. A parte tutto sono convinta che la scrittura non abbia genere o etichette, quelle servono  a chi vende, quando si ha la necessita di raccontare una storia non si bada a quale strada si intraprende!

Il tuo libro parla di donne, uguali e differenti tra loro, con i loro pregi e i loro difetti. Quale dei personaggi ti senti più vicino?

Ho alcune affinità con Rebecca ma sono lievi, altre con zia Nina e altre ancora con Ester. In ognuna di loro di c’è un po’ di me e nulla di quella che sono in realtà. Zia Nina è quella che preferisco tra tutte: desiderio di riscatto sociale, forza, determinazione, amore incondizionato, pregi quasi del tutto estinti.

Che rapporto hai con i libri? Sei una compratrice ossessiva-compulsiva o hai dei generi o autori a cui presti un’attenzione particolare? Senti il bisogno di possedere un libro o li prendi anche in prestito, magari in biblioteca?

Sono un’amante di libri eccellenti. Di storie che lasciano il segno. Sono ossessiva-compulsiva nel comperare romanzi ma altrettanto nello scegliere i titoli, ho bandito del tutto i così detti libri commerciali. Quelle catene di Sant’Antonio che ti tengono legate a una saga per decenni ( tutto ciò escluso Harry Potter che rileggo ogni anno nel periodo natalizio!). Io sono gelosa dei miei libri, li presto solo a pochissime persone e anche con il cuore sanguinante. Siccome adoro sottolineare le frasi che preferisco, cerchiare i nuovi vocaboli e mettere i punti interrogativi quando la storia mi sembra traballi preferisco che i libri siano miei anche se anobii mi ha spinta nella grande marea dei libri presi in prestito. Adoro anobii per le tracce lasciate dai lettori, è l’unica cosa che mi ha spinta e convinta a cambiare idea sulla possibilità di prendere in prestito libri altrui.

Molti pensano che l’editoria italiana dia poco spazio agli scrittori italiani, prediligendo il mercato estero e magari nomi più conosciuti di quello del povero esordiente. Tu cosa ne pensi al riguardo? Hai dei suggerimenti su come migliorare la situazione o consigli per gli aspiranti scrittori?

Lo spazio per gli esordienti c’è visto che molte case editrici piccole e medio – piccole pubblicano esclusivamente opere di costoro, il problema è un altro: piazzare la propria opera sul mercato! Questa responsabilità è anche delle librerie: spesso non accettano libri non firmati da nomi altisonanti e anche dei lettori che preferiscono andare sul “sicuro” investendo i propri soldi su una casa editrice conosciuta invece di una anonima. Molti esordienti italiani utilizzano pseudonimi stranieri per avere più chance nella vendita del proprio prodotto. Questo succede soprattutto nel genere fantasy. Tale  situazione è molto triste perché fa capire come anche i lettori italiani svalutino l’operato dei propri connazionali. Dovrebbe esserci più solidarietà perché se emerge un italiano sarà l’Italia a venire fuori con orgoglio. In più è necessaria  una rete di servizi tra case editrici e librerie.  La pubblicità fa da maestra in tutto ciò, fortunatamente internet da la possibilità a un esordiente di farsi strada anche se non ha le famose “Chiavi della santità” ma solo voglia di farcela e tanta determinazione. Io sono convinta che l’impegno alla fine paga, bisogna lavorare duro e ritagliarsi uno spazio proprio. Io cerco di andare avanti facendo emergere il mio nome attraverso concorsi seri e attraverso idee innovative e originali, altro non ho per adesso.

E ora arriva una domanda un po’ particolare. In realtà non è una domanda, ma dopo averti travolto con tutte quelle precedenti, in quest’ultima do completo spazio al tuo “libero arbitrio” dandoti la possibilità di dire quello che più ti va ai lettori del blog, ringraziandoti immensamente della tua disponibilità e simpatia.

Ringrazio te per la splendida intervista e per aver letto il mio romanzo. Ti è toccata una data della tappa un po’ scomoda visto che con l’arrivo dell’estate si dovrebbe pensare solo a leggerli i libri e no a recensirli e a intervistare l’autore ma tu (e a chi verrà dopo di te), sei stata così gentile da non rifiutare. Io volevo invitare i tuoi lettori a leggere il mio romanzo, a investire su una storia che potrebbe apparire anni luce lontana dalla loro realtà ma che potrebbe comunque lasciare qualcosa. Comperare una copia dopotutto non costa molto e casomai non dovesse piacergli gliene renderà merito Dio, come suol dire mia nonna (hihihi!!!) e se non sono credenti potrebbero sempre consolarsi con una buona cioccolata o un chilo di torta! A loro la scelta! Lascio il link del mio blog, si accettano lamentele, non si sa mai J http://caterinaarmentano.splinder.com/

· 


Un estratto dal libro

Eravamo due estranee, ci guardavamo da lontano, distintamente, dall’alto verso il basso con l’arroganza di avere ragione. Tra di noi si spezzò qualcosa. Un crick che mi fece scricchiolare le ossa e la mente.
La lasciai lì mentre mi guardava salire le scale in tutta fretta. Entrai in casa e le ombre, le paure erano scomparse, un viscido e opprimente senso di sconforto mi invase e mi lasciò tremante e dolorante.
Andai in un cucina e aprii il frigorifero. La luce mi illuminò per un istante e poi tutto ritornò al buio. Presi a bere a canna e l’acqua fresca mi rigenerò.
Mi chiesi se era possibile vivere la propria vita in relazione a un sogno. Se si potesse davvero superare il limite e credere di farla franca.
Mi tornò in mente il periodo in cui, poco dopo il secondo aborto, mi svegliavo nel mio letto in casa faticando a rendermi conto se quello che era accaduto fosse stato reale. Aprivo gli occhi, mi toccavo il ventre e sapevo che lui non c’era più. Piangevo e la spossatezza mi riportava ogni volta nel mondo dei sogni dove per breve tempo il dolore e lo sconforto non esistevano più.
Quella notte non ero solo disperata, il mio futuro era avvolto da un velo nero e non trovavo via di fuga. Mi chiedevo se un giorno anch’io avrei avuto dei figli. Mi addormentai e mentre la mia mente veniva avvolta dall’oblio, sentii delle voci di bambini chiamarmi.
«Mamma, mamma» e io aprii gli occhi.
Una bambina dai lunghi capelli neri si aggrappò alle coperte, seguita da un bimbo più piccolo che appariva più terrorizzato della sorella.
«Lasciaci dormire con te... c’è un mostro nella stanzetta.»
Aprii gli occhi per davvero e i miei bambini si dissolsero, come il buio ferito dal riverbero. Ma il peso che avo sul cuore si ammorbidì e sembrò più facile conviverci.
Non lo dissi mai a nessuno perché chiunque avrebbe potuto dire che era stata la mia mente a crearsi un’ancora di salvezza per non finire nei fondali della follia.
Allora mi dissi che Dio, ascoltando il mio lamento, percependo il cammino doloroso del mio cuore, per un attimo, un attimo soltanto mi aveva voluto mostrare un pezzettino del futuro, un futuro in cui io sarei stata chiamata mamma e in una notte con ombre un po’ più lunghe i miei bambini sarebbero corso da me per essere protetti.

L'autrice:

Caterina Armentano,  nata e  residente in Calabria,  è venuta in contatto con la scrittura in tenera età, dopo aver scoperto l’amore per la lettura. Folgorata dai diversi universi celati nelle pagine dei libri decise lei stessa di creare fiabe e racconti. In età adulta si dedica con più serietà  alla sua passione pubblicando nel giugno 2006 una raccolta di poesie “Il sentiero delle parole” edito Torchio Editore, nel febbraio 2008  una raccolta di racconti “Sotto l’albero di mimosa” edito Aletti Editore e nel novembre 2010 “Libero arbitrio” edito 0111 Edizione, oltre a numerose poesie, racconti e fiabe inserite in raccolte antologiche. Ha partecipato a diversi concorsi con buoni risultati. Collabora con il sito www.good-morning.it.  Dei suoi articoli di psicologia, spettacolo e cronaca, sono stati pubblicati  sul web.
Cura il blog personale “Libero arbitrio” suhttp://caterinaarmentano.splinder.com/
e il B-file http://www.wix.com/lastefy/bf_libero-arbitrio/commenti


   




La prossima tappa del Blog Tour di Libero arbitrio sarà ospitata dal blog Atelier dei libri di Glinda il 31 luglio. Non mancate!

martedì 7 giugno 2011

Speciale I guardiani delle anime. Seconda puntata: Cleopatra, regina d'Egitto


Dopo l'entusiasmante apertura di questo speciale fatta sul blog Le mele del silenzio e dedicato al nuovo libro di M.P. Black, I guardiani delle anime. La maledizione della regina, ecco per voi la seconda puntata che ci porta a scoprire più da vicino la tanto conosciuta quanto misteriosa Cleopatra.
"Perché Cleopatra?", vi starete chiedendo. Be', perché l'affascinate regina d'Egitto avrà un ruolo importante all'interno di questa nuova e fantastica storia. E ora, per addentrarsi nel profondo di questa figura, ecco per voi l'intervista alla gentilissima M.P. Black che ci spiega come è nata la sua Cleopatra.


- Come mai proprio Cleopatra?

Cleopatra è nata con l’idea del romanzo che, in una piccola parte, è ambientato anche nell’antico Egitto. Si trattava solo di trovare un “personaggio” importante legato a quel famoso e ricco periodo storico. Ed ecco, quindi, l’idea di utilizzare la più grande e conosciuta regina d’Egitto.


- Come ti sei documentata sulla sua figura?

Oh! Internet è un ottimo mezzo per documentarsi. Ho fatto qualche ricerca per i siti, stampato immagini della Regina (che comunque già conosciamo attraverso gli svariati film che sono stati dedicati a lei), degli abiti che indossava, dell’arredamento utilizzato in quel periodo e degli accessori, come candele, profumi, gioielli, etc…


- E quanto hai giocato con la fantasia?

Poco, direi. Nella sezione del libro dedicata a lei e all’antico Egitto ho cercato di attenermi strettamente agli usi e costumi di quel contesto storico. Non era mia intenzione, infatti, descrivere ambienti che nulla avessero a che vedere con il periodo di Cleopatra, o vestire la Regina con abiti del tutto inventati.


- Cosa dobbiamo aspettarci da questo personaggio?

Cleopatra, nell’immaginario e nella storia, è un personaggio forte, dolce e coraggioso. E’ sempre stata accanto al suo Marco Antonio, sino all’ultima battaglia in mare, che ha visto la sconfitta del suo esercito e di quello del Generale. Qui possiede una caratteristica in più del tutto inattesa che, logicamente, non svelerò!!!


- Com'è stato scrivere di una figura così famosa e conosciuta? Quali i dubbi?

Si è trattato di una grande sfida, che ho voluto intraprendere con slancio. Adoro la Regina Cleopatra, è uno dei miei personaggi storici preferiti, quindi parlare di lei mi è risultato semplice e quasi naturale. Gli unici dubbi li ho avuti, come già anticipato sopra, nel vestirla e nel farla muovere in un ambiente idoneo.


- Quali le speranze?

La mia più grande speranza è quella di aver creato un personaggio forte, interessante, incisivo, attenendomi, comunque, a quello realmente esistito. Cleopatra è parte importante del libro e deve suscitare, secondo le mie intenzioni, una simpatia ed un’empatia immediate.


- Ne "I guardiani delle anime" ci saranno anche altri personaggi storici
realmente esistiti?

Sì, ma non posso parlarne. Dovete leggere il libro! Eh eh!


- Pensi che nel futuro potresti riprendere anche qualche altro personaggio
storico?

E’ un’idea che mi sta girando per la testa da tempo. Ho già in mente qualcosa. Diciamo che se dovesse nascere un altro libro dei Guardiani, il concetto è che, in linea di massima, dovranno esserci sempre dei personaggi che hanno avuto, nel passato, una certa importanza storica.


- Leggi anche romanzi storici? E se sì, ce ne sapresti consigliare qualcuno?


Attualmente non leggo romanzi storici. Tengo però a sottolineare che i Guardiani non sono un romanzo storico, ma un urban fantasy!




Sicuramente molti di voi sono rimasti affascinati da questa donna, ma quanto sappiamo veramente su di lei? Ecco per voi, allora, una ricca scheda su Cleopatra, sulla sua storia, sul suo mito.




Nome: Cleopatra VII Thea Philopator in greco Κλεοπάτρα Θεά Φιλοπάτωρ. Il suo nome significa letteralmente "gloria del padre".

Data e luogo di nascita: Alessandria d'Egitto 69 a.C.

Data e luogo di morte: Alessandria d'Egitto 30 a.C.

Origini: Sebbene fu regina d'Egitto, Cleopatra proveniva dalla stirpe dei Tolomei, greci macedoni che regnavano in Egitto dopo la creazione dei vari regni ellenistici da parte di Alessandro Magno.

La sua vita: Figlia del re Tolomeo XII Cleopatra sale al trono a soli diciotto anni, ma come previsto dalla legge è obbligata a sposare suo fratello Tolomeo XIII, di soli dieci anni, anche lui designato dal padre come successore. Cleopatra inizia a governare come tutti i suoi predecessori, ma lo sposo-fratello manovrato da alcuni consiglieri tenta di allontanare Cleopatra dal trono, costringendola a fuggire da Alessandria. Sarà Giulio Cesare a imporre a Tolomeo di riconciliarsi con la sorella riconducendola sul trono di Alessandria, ma la protezione dell'amante di Cleopatra non sarà sufficiente a fermare i progetti dei suoi nemici che di fatti organizzano una rivolta per spodestarla. Sarà proprio durante questi scontri che verrà data alle fiamme la famosissima biblioteca di Alessandria. Grazie all'abilità di Cesare Cleopatra riuscirà a riappropriarsi del trono, sposando l'altro fratello Tolomeo XIV. Dal loro amore nascerà un figlio, Tolomeo Cesare, che il popolo di Alessandria chiamerà "Cesarione". La storia tra i due, però, è brutalmente interrotta dalla morte del  dittatore, ucciso le idi di marzo del 44 a.C. Ma se un amore si è concluso, un altro sta per sbocciare: quello tra Cleopatra e Antonio. Lei ha ventotto anni, lui quarantadue e la loro vita si svolge tra feste e piaceri. La coppia è molto affiatata e dalla loro unione nasceranno prima due gemelli, Cleopatra Selene e Alessandro Helios, e in un secondo momento Tolomeo Filadelfo. Eppure questa serenità è di breve durata. Gli scontri tra Antonio e Ottaviano si acuiscono sempre più fino ad arrivare alla battaglia di Azio, che vede Antonio sconfitto.

La sua morte: La morte di Cleopatra merita uno spazio tutto a sé, dal momento che il racconto degli ultimi giorni della sua vita ha un ché di tragedia shakesperiana. Dopo l'ennesima sconfitta, Antonio tenta di uccidersi dopo aver ricevuto la notizia che Cleopatra si è chiusa nel suo monumento funebre. Lui la crede morta, ma in realtà lei sta solo cercando di sfuggire ai soldati di Ottaviano. Riesce a far issare il corpo dell'amato nel suo mausoleo, ma è troppo tardi, Antonio sanguinate muore tra le sue braccia. Per sfuggire all'umiliazione a cui la vuole sottoporre Ottaviano, che la vuol far sfilare in catene nel suo corteo trionfale, Cleopatra gioca d'astuzia. Finge di rinunciare al suicidio, ottenendo così il permesso di rendere gli onori funebri ad Antonio, ma appena la sorveglianza abbassa la guardia, si uccide. Ha trentanove anni.

Le leggende sulla morte di Cleopatra: La storia che tutti abbiamo sentito raccontare riguardo alla morte di Cleopatra è quella del suicidio avvenuto per via del morso di un serpente, di un'aspide per la precisione. La realtà dei fatti, però, sembra essere diversa. Grande conoscitrice di veleni, è più probabile che si sia uccise grazie a una miscela di oppio, cicuta e aconito, intimando poi le sue ancelle di riferire la storia del serpente per apparire così agli occhi del popolo come la reincarnazione della dea Iside.

Il vero volto di Cleopatra: Quale sia il suo vero aspetto è cosa difficile a dirsi. Sappiamo per certo che era una donna molto colta e ben istruita, Cleopatra sapeva cantare, suonare la lira, disegnare e era capace di esprimersi correttamente in molte lingue. Senz'alcun dubbio era una donna di grande fascino, ma sulla sua bellezza non si è altrettanto certi. Le raffigurazioni che sono state ritrovate non sembrano mostrare una donna estremamente bella, tuttavia Plutarco afferma: "aveva qualcosa di particolare che la rendeva attraente in un modo irresistibile", proprio a sottolineare la sua grande capacità di sedurre.

Cleopatra nella letteratura: Molti scrittori hanno utilizzato il personaggio di Cleopatra all'interno delle loro opere letterarie. La sua figura è indiscutibilmente di grande fascino e molte tragedie sono state intessute su di lei. Le maggiori sono: 
  • Antony and Cleopatra di Shakespeare
  • All for love di John Dryden
  • Cleopatra di Alfieri
  • Cléopatre di Sardou
  • Cesare and Cleopatra di Shaw
Cleopatra al cinema: Tante, anzi, tantissime le trasposizioni cinematografiche (una su tutte quella del 1963 interpretata da Liz Tylor) che hanno reso il personaggio famosissimo e che ne hanno alimentato il mito. Ed è anche grazie al cinema che la sua immagine si è solidificata in quella che poi tutti noi conosciamo, sebbene non siamo sicurissimi che corrisponda alla realtà dei fatti. Ormai nell'immaginario di tutti noi Cleopatra è così.

E per concludere questa immersione nel bellissimo e misterioso mondo di Cleopatra, ecco delle proposte di lettura per chi volesse conosce ancora un po' di più la regina d'Egitto.
  • Cleopatra di Colleen McCullough
  • Cleopatra. Una vita di Stacy Schiff
  • Cleopatra. La regina che ingannò se stessa di Spinosa


Credo di aver detto abbastanza, spero solo che il post sia stato di vostro gradimento. Aspettando di scoprire come sarà la Cleopatra de I guardiani delle anime, domani di nuovo sul blog di Voce, Le mele del silenzio, per approfondire un altro aspetto del libro di M.P. Black che, a mio parere, è interessantissimo. Si andrà avanti e indietro nello spazio e nel tempo. Basta, non dico altro. Lo scoprirete domani!!!







Ti potrebbe interessare anche:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...