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mercoledì 16 maggio 2012

W W W... Wednesday n° 42

@http://shouldbereading.wordpress.com


Cos'è W W W... Wednesdays?

È una specie di gioco, basta rispondere a tre semplici domande:


What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
What do you think you'll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)




What are you currently reading?


Attualmente sto leggendo Un uso qualunque di te di Sara Rattaro. Credo di finirlo in serata e così domani potrete leggere la mia recensione.




 What did you recently finish reading?


Ho finito da qualche giorno Un segreto non è per sempre di Alessia Gazzola. Romanzo fresco, leggero e divertente.




What do you think you'll read next?


Credo proprio che leggero Fuga in blu di Jakuta Alikavazovic pubblicato da Transeuropa, uno degli acquisti al Salone del libro di Torino.



martedì 15 maggio 2012

Taeser Tuesdays n° 47




Nuovo Teaser Tuesdays, la storia breve e intensa nata dalla penna di Sara Rattaro


Per chi non conoscesse le regole:
Prendi il libro che stai leggendo
Apri a caso una pagina del libro 
Riporta un breve passo della pagina
Riporta titolo e autore del libro così chi ne è rimasto colpito potrà aggiungerlo alla propria Lista dei desideri!


Attenzione: niente spoiler




Quell'uomo era arrivato in galleria, avevamo parlato di lavoro, della sua arte, delle sue opere e delle percentuali di commissione. Poi di musica, di viaggi, della vita che ci vola sopra, dei sogni e degli ideali.
Io recitavo la mia parte, recitavo i panni che vestivo.
Non vi ho mai nominati, Luce e Carlo, come se voi nemmeno esistesse, come se foste solo un sogno irrealizzabile, due nomi inventati, quando da bambina giochi con le bambole.
Ma voi ci siete, siete fatti di carne e ossa e siete legati come le stringhe delle scarpe, mi giarte intorno, voi vi capite al volo e parlate la vostra lingua di cui io capisco solo i rudimenti, mai le sfumature.  












Da Un uso qualunque di te di Sara Rattaro (ed. Giunti, p. 45) 

venerdì 6 aprile 2012

Cheap cheap cheap: aprile insieme a edizioni Beat

CHEAP CHEAP CHEAP

Cinguettando di libri economici

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Anche per il mese di aprile la casa editrice Beat ci offre la possibilità di leggere romanzi di qualità a prezzi contenuti. Quattro titoli usciti precedentemente per Neri Pozza, Cavallo di ferro e minimum fax ora approdano nell'edizione economica accontentando gli amanti del genere storico e quelli della narrativa italiana e straniera.


In uscita l'11 aprile

Titolo: Lo scandalo della stagione Autrice: Sophie Gee
Casa editrice: Beat Traduzione: Serena Prina
Pagine: 368 Prezzo: € 9,00

Pubblicato da Neri Pozza nel 2007, Lo scandalo della stagione (The Scandal of the Season) è il romanzo d'esordio dell'autrice australiana Sophie Gee, insegnante di letteratura inglese a Princeton. Romanzo storico ambientato nell'Inghilterra d'inizio Settecento narra le vicende di corte da cui prese l'avvio l'arcinoto The Rape of the Lock (Il ricciolo rapito) di Alexander Pope.

La trama:

L’estate del 1711 sta per finire in Inghilterra e a Londra già si annuncia la stagione dei balli e dei ricevimenti: giorni cruciali per accasarsi, sognare imprevedibili risalite sociali, tramare insospettabili congiure oppure infrangere il cuore di Arabella Fermor, una delle «bellezze regnanti» della capitale, o di Lord Robert Petre, gentiluomo con lo sguardo sprezzante, i riccioli neri e l’andatura sciolta di chi è appena balzato giù dal cavallo. La saison londinese potrebbe essere quella del trionfo dell’amore tra Arabella e Robert, se il giovane barone Petre di Ingatestone, erede di una delle più grandi famiglie cattoliche d’Inghilterra, non custodisse segreti e debolezze tali da trasformarla nella stagione del più grande scandalo che la prima metà del Settecento inglese ricordi. Uno scandalo che dà origine alla più celebrata satira del XVIII secolo: Il ricciolo rapito di Alexander Pope.

Dicono del libro:

Londra, 1700: i rischi e le ricompense della vita nell’alta società in un romanzo in cui il gioco della «seduzione ricorda Relazioni pericolose».
Ian Caldwell

«Con intuito e passione, Lo scandalo della stagione dà vita a un affascinante periodo della storia che affiora in una scrittura fluida e seducente. Ogni lettore può apprezzare l’arguzia e la sottigliezza insite nel delicato e pericoloso equilibrio che il romanzo presenta tra i costumi e le trasgressioni del diciottesimo secolo. Che formidabile debutto! Questo romanzo mostra che Sophie Gee ha un’abilità unica oltre che una grande carriera davanti».
Matthew Pearl


«Questo è senza ombra di dubbio il romanzo di Natale per il 2007 e ha un titolo perfetto: Lo scandalo della stagione. Racconta una storia vera risalente all’anno 1711 ed è ambientato prevalentemente a Londra... I fatti che racconta sono quelli che ispirarono la più bella satira settecentesca, Il ricciolo rapito di Alexander Pope».
Antonio D’Orrico, Corriere della Sera Magazine



L'autrice:


Sophie Gee è nata a Sydney nel 1974. Si è laureata in letteratura inglese all’università di Sydney con una tesi su Evelyn Waugh. Dopo il dottorato ad Harvard, insegna ora letteratura inglese a Princeton. Ha scritto numerosi saggi. Lo scandalo della stagione è il suo primo romanzo.
















Titolo: Ovunque io sia Autrice: Romana Petri
Casa editrice: Beat Pagine: 624
Prezzo: € 9,00

Pubblicato inizialmente da Cavallo di ferro nel 2008, Ovunque io sia è il romanzo di Romana Petri, pluripremiata scrittrice italiana che si divide tra Roma e Lisbona. Una saga familiare sullo sfondo di una malinconica capitale portoghese degli anni Quaranta.

La trama:
Ofelia, Margarida e Maria do Ceu sono le tre donne di una travolgente saga familiare che parte negli anni Quaranta e finisce ai giorni nostri. Sullo sfondo di una Lisbona dalla bellezza magica, ma anche oppressa da una dittatura che finirà solo con la rivoluzione del 1974, i loro tragici destini si incroceranno per sempre. Manuel, Carlos e Tiago sono gli uomini che, dopo le false speranze, le porteranno verso il dolore, il sacrificio e l’annientamento. Romanzo di amori mancati e sbagliati, Ovunque io sia è anche la storia della forza di una maternità senza confini, la frase lascito che ogni madre, prima di morire, affida ai figli nel desiderio di non abbandonarli del tutto. Con una grande narrativa di stampo realista, Romana Petri dipinge l’affascinante affresco di un Portogallo chiuso, dolente e tragicamente arretrato. Il lungo cammino umano di un popolo che, dopo il forzato silenzio, troverà il coraggio di essere moderno scegliendo la libertà.

Dicono del libro:

«È il migliore romanzo italiano dell’anno».
Gian Paolo Serino, la Repubblica

«Solo con occhi innamorati Romana Petri ha potuto dipingere un mondo così suggestivamente sognante, così malinconicamente struggente».
Mia Peluso, La Stampa – TTL

«…come un fiume che a un certo punto mescola le sue acque con quelle di un altro fiume e poi con quelle di un altro ancora».
Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera

L'autrice:


Romana Petri è nata a Roma e vive attualmente tra questa città e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «Il Messaggero» e «La Stampa». Ha ottenuto numerosi riconoscimenti come il Premio Mondello, il Rapallo Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista del Premio Strega. Fra le sue opere: Alle Case Venie, I padri degli altri, La donna delle Azzorre, Dagoberto Babilonio, un destino, Esecuzioni, Ti spiego e Tutta la vita. I suoi romanzi sono tradotti in Inghilterra, Francia, Germania, USA, Portogallo, Olanda e Spagna.



Titolo: Le notti al Santa Caterina Autrice: Sarah Dunant
Casa editrice: Beat Traduzione: Massimo Ortelio
Pagine: 448 Prezzo: € 9,00

Romanzo che chiude il ciclo narrativo di Sarah Dunant dedicato al Cinquecento italiano, Le notti al Santa Caterina (Sacred Hearts) è il primo romanzo della scrittrice edito dalla casa editrice Neri Pozza nel 2009. Un romanzo storico affascinante, dove la protagonista ricorda il travagliato personaggio della Monaca di Monza.

La trama:
Nel 1570, al Santa Caterina, uno dei conventi più rinomati di Ferrara, fa il suo ingresso Serafina, un’avvenente ragazza che appartiene a un’illustre famiglia milanese. Per dimostrare il proprio attaccamento alla città di Ferrara, con la quale intrattiene affari lucrosi, il padre ha deciso, come recita la sua nobile missiva, di donare al monastero la sua figlia «illibata, nutrita dall’amor di Dio e con una voce da usignolo». In realtà, ha ubbidito a un comportamento diventato legge nell’Europa della seconda metà del sedicesimo secolo, in cui le doti si sono fatte così dispendiose da costringere l’aristocrazia a maritare una sola figlia e a spedire le altre in convento. Tra le mura di quell’insigne convento che, con le elargizioni di ricche famiglie, provvede al sostentamento di un elevato numero di suore, postulanti, convittrici e converse, l’arrivo di Serafina getto lo scompiglio e appicca un fuoco che minaccia di inghiottirle.

Dicono del libro:

«Un sofisticato e bellissimo romanzo storico di cui va dato merito a Sarah Dunant».
Fabio Cavalera, Corriere della Sera

«Le notti al Santa Caterina è la narrazione potente, frutto di una profonda ricerca condotta da Sarah Dunant».
Carlotta Vissani, D- la Repubblica delle donne

L'autrice:


Sarah Dunant è l’autrice di The Birth of Venus e The Company of the Courtesan, due romanzi storici ambientati rispettivamente nella Firenze dei Medici del 1490 e a Roma e Venezia tra il 1527 e il 1530. Con Le notti al Santa Caterina completa il suo ciclo narrativo dedicato a un secolo della storia d’Italia. Sarah Dunant ha studiato a Cambridge, ha lavorato a lungo per la BBC, insegna Storia del Rinascimento e vive tra Londra e Firenze.







In uscita il 25 aprile

Titolo: E il mio cuore trasparente Autrice: Véronique Ovaldé
Casa editrice: Beat Traduzione: Lorenza Pieri
Pagine: 200 Prezzo: € 9,00

Pubblicato nel 2010 per minimum fax, E il mio cuore trasparente (Et mon cœur transparent) di Véronique Ovaldé è l'ennesima conferma del talento letterario della scrittrice francese, insignita anche del prestigioso premio France Culture Télérama.

La trama:
Lancelot, uomo mite e un po’ passivo, rimane improvvisamente vedovo. Irina, la bellissima e adorata moglie, viene misteriosamente ritrovata morta in un’auto caduta nel fiume. Da quel momento per Lancelot inizia un lutto senza pace: la scomparsa di Irina fa affiorare poco a poco una serie di segreti, che vedono coinvolti uomini dalle identità ambigue, donne dall’aspetto stravagante e gruppi di ecologisti militanti, fino al colpo di scena finale. E il mio cuore trasparente è anche una limpida rappresentazione dell’illusorietà dei sentimenti umani, messa in scena attraverso le azioni di un personaggio indimenticabile che non sa rispondere alla domanda «Riusciamo mai a conoscere le persone con cui viviamo?» In questo suo quinto romanzo Véronique Ovaldé dimostra ancora una volta un enorme talento narrativo e la potenza di una scrittura incalzante, originale e poetica.

Dicono del libro:

«Un protagonista maschile di rara grazia. Un thriller originale che affronta magnificamente il dolore di un uomo innamorato».
Le Figaro

«Un romanzo incantevole sotto il segno di Verlaine e Boris Vian».
Télérama

«Uno stile che sa osare le immagini più originali in nome del meraviglioso».
Le Monde

L'autrice:


Véronique Ovaldé è nata nel 1972 e vive a Parigi. È considerata una tra le voci più interessanti della giovane narrativa francese. Tra i suoi romanzi, tradotti in tutto il mondo, sono usciti in Italia Gli uomini in generale mi piacciono molto (minimum fax, 2005), Stanare l’animale (minimum fax, 2007) e Quello che so di Vera Candida (Ponte alle Grazie, 2011).

sabato 24 marzo 2012

Recensione: "Le sorelle Soffici" di Pierpaolo Vettori

Titolo: Le sorelle Soffici Autore: Pierpaolo Vettori
Casa editrice: Elliot Pagine: 192
Prezzo: € 16,00


La trama:
Veronica Soffici è una ragazza molto speciale, parla con gli scrittori defunti che popolano la biblioteca di casa, mangia mele con i chiodi di garofano e sente di essere la sola a difendere la sorella Cecilia dai pericoli terreni e ultraterreni. La sua è una famiglia di industriali la cui fortuna è stata costruita sulla ricetta segreta di una marmellata diventata famosa in tutto il mondo. Ma i tempi cambiano e l’ombra del fallimento sembra incombente, mentre i primi scandali di Tangentopoli cominciano ad apparire nelle cronache. Un aiuto potrebbe arrivare da un ambiguo faccendiere, l’unico in grado di garantire una via d’uscita, ma sarà necessario sacrificare qualcuno. Giorno dopo giorno Veronica riporta nel suo diario ricordi, visioni, fantasie ma anche i mutamenti repentini che stravolgono la routine familiare, insieme al viavai di speculatori, portaborse e politici che stringono d’assedio i terreni intorno a Villa Soffici. Alla ragazza non resta che organizzare una forma di resistenza tutta sua e giocare la crudele partita con il mondo. Poetico e affascinante, questo romanzo è un grido di battaglia a difesa dell’innocenza e della fantasia contro l’avanzare di una barbarie dell’anima che non concede prigionieri. Un’opera spiazzante, diversa, indimenticabile.

LA MIA RECENSIONE 

Le sorelle Soffici è il romanzo d’esordio di Pierpaolo Vettori giunto finalista al Premio Calvino 2011. Un esordio potente, dove una scrittura equilibrata e cristallina è in grado di generare il caos variopinto e multiforme: il mondo di Veronica Soffici.

Ambientato all’inizio degli anni ‛90, quando l’Italia cerca con difficoltà di pulirsi le mani dallo scandalo di Tangentopoli, il romanzo di Vettori ci mostra quella stessa realtà, ma attraverso l’occhio innocente e caleidoscopico di una ragazza fuori dal comune, pura come le immagini che le affollano la mente.

Veronica vive in una bolla, uno strato sottile eppure impenetrabile agli altri la divide dal mondo corrotto e opportunista che scorre di fuori. Il mondo di Veronica – e di sua sorella Cecilia – brulica di animali parlanti, santi che dormono ai piedi del letto, grandi scrittori del passato con cui tiene una fitta corrispondenza o con cui fa lunghe chiacchierate. Per chi la vede dall’esterno Veronica è la povera e sfortunata figlia dei Soffici, grandi industriali del settore alimentare. Ma solo chi è povero di immaginazione può crederla pazza.

Moderna Alice, la giovane si accosta al lettore guidandolo all’interno della sua realtà, offrendogli la possibilità di vedere oltre la cortina fumosa degli intrighi e dei compromessi che l’avidità ha messo in piedi. Non è Veronica a essere pazza, è il mondo iniquo che le vortica intorno a mostrare la sua spregevole follia. Le pupille offuscate sono quelle di una società dedita ai traffici più meschini e che si rifiuta di osservare un mondo fantastico, baluardo di resistenza nei confronti di una realtà triste che considera la ragazza solo come un oggetto per accrescere i proprio introiti.

Vettori riesce nel difficile compito di portare su carta la fantasia dirompente di Veronica e renderla reale, più reale di quello che sta accadendo alla società italiana dell’epoca. Ci vuole una buona dose di visionarietà per dar vita all’universo delle sorelle Soffici, ma l’autore mostra di possedere gli strumenti giusti per costruire un mondo immaginario e allo stesso tempo tangibile. 

Lo stile semplice irrompe nella narrazione, buca la pagina e arriva al lettore il quale stordito assiste al susseguirsi di immagini, preda ormai del delirio onirico diurno – oltre che notturno – guidato da Veronica Soffici e dal suo esercito di personaggi bizzarri. E la fantasia diventa così lo scudo protettivo con il quale schermarsi, vivere la propria innocenza.

Nel romanzo di Vettori si scorge in controluce l’eco del narrare visionario novecentesco capace di raccontare in modo lucido la storia – quella reale che si trova nei libri – che lentamente si dipana. Lo stesso narrare che ha reso unici scrittori come Calvino e Bulgakov rende Le sorelle Soffici un romanzo disarmante e impossibile da dimenticare, come Veronica.


VOTO DEL BLOG:

 Great Book. Gran bel libro, da non perdere.

mercoledì 21 marzo 2012

W W W... Wednesdays n° 42

 
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Cos'è W W W... Wednesdays?


E' una specie di gioco, basta rispondere a tre semplici domande: 


What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?) 
What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?) 
What do you think you'll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?) 


What are you currently reading?


Sto leggendo Le sorelle Soffici per il fine settimana avrete la recensione.




What did you recently finish reading?


Ho finito di leggere Reflections e La ricamatrice di segreti, due libri carini e spensierati. Se non riesco a postarle questa sera per domani avrete le recensioni.








What do you think you'll read next?


Trea le mie prossime letture c'è sicuramente Le incredibili coincidenze dei ricordi. È da tanto che voglio leggerlo!



martedì 28 febbraio 2012

A.A.A. ANTEPRIMA: "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini



Titolo: Fai bei sogni Autore: Massimo Gramellini
Casa editrice: Longanesi Pagine: 216
Prezzo: € 14,90


Il 1° marzo sarà nelle librerie Fai bei sogni, l'atteso ritorno di Massimo Gramellini. A due anni dal successo  de L'ultima riga delle favole, il giornalista e scrittore torinese racconta una storia di amore e di perdita. Un bambino che diventa uomo, il romanzo di una crescita, il superamento del dolore per arrivare a sentirsi completi.



“Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi.”

La trama:
Fai bei sogni è un romanzo sulla verità e sulla paura di conoscerla, una storia che ci insegna ad accettare la sofferenza e a buttarci alle spalle la sfiducia e la paura che limitano la nostra vita. Fai bei sogni è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. Fai bei sogni è la storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà a superare il più grande dei dolori: la perdita della mamma. È il racconto di una crescita, di una vita senza l’appiglio più solido: vicende a volte drammatiche, a volte ironiche e divertenti, che racchiudono il senso profondo di una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono. Fino alla conquista di un amore e di una vita piena e autentica.

Il booktrailer:





L'autore:


Massimo Gramellini, giornalista e scrittore, dà ogni giorno il “Buongiorno” ai lettori della Stampa con un corsivo sulla prima pagina del giornale di cui è vicedirettore. Sempre sulla Stampa, dal 1998 cura una rubrica settimanale di posta, Cuori allo specchio. Da due anni è ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa: la sua rubrica News Parade, la top seven delle notizie della settimana scelte dall’autore in collaborazione con la redazione o su segnalazione del pubblico, è l’appuntamento cult del sabato sera per gli affezionati spettatori della trasmissione. Ha esordito come romanziere nel 2010 con L’ultima riga delle favole.

giovedì 19 gennaio 2012

Recensione: "L'amore quando c'era" di Chiara Gamberale

Titolo: L'amore quando c'era Autrice: Chiara Gamberale
Casa editrice: Mondadori Pagine: 91
Prezzo: € 10,00

La trama:


Uno dei casi della vita, un momento triste, diventa l'occasione forse a lungo cercata per ricucire un filo che si era spezzato: Amanda, che ha amato perdutamente Tommaso e lo ha lasciato senza spiegazioni da dodici anni, scrive una mail di condoglianze che è anche un messaggio nella bottiglia: come stai, dove sei, chi sei diventato? E, soprattutto: l'hai trovata, tu, mio antico grande amore, la Ricetta per la Felicità? Tommaso risponde, prima cauto, poi incapace di resistere alla voce di un passato bruciante che si fa viva e presente domanda. Tommaso è sposato, ha due splendidi bimbi e un equilibrio che pare felicità. Amanda no, lei vive sola e alla perpetua ricerca di una compiutezza senza rimpianti: quell'alchimia misteriosa che solo gli altri, accanto a noi, sembrano trovare, ma che a noi è quasi sempre preclusa. Ai suoi alunni di scuola Amanda affida un tema sulla felicità, e le risposte sono tanto semplici e autentiche da lasciarla incerta sulla soglia di se stessa. Forse solo l'antico amore, oggi ritrovato, può offrire la chiave della gioia senza compromessi. Con coraggio Amanda rivela a Tommaso la sua risposta a questa domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo. Allora bisogna decidere se guardare avanti - dove nulla è certo, ma tutto possibile - o indietro, dove la sirena confortante di una pienezza perduta ci chiama con il suo canto...


La mia recensione


Questa sarà una recensione breve, anzi brevissima. Se non lo fosse rischierebbe di diventare più lunga del romanzo appena letto, che poi romanzo non lo è. L’amore quando c’era di Chiara Gamberale è un racconto e neanche tanto lungo.

L’argomento di cui parla è di facile individuazione: l’amore. Ma non l’amore in tutte le sue sfaccettature, l’amore passato. L’amore quando c’era, appunto.

Diventare banali quando si parla di questi argomenti è la cosa più semplice che uno scrittore può fare e Chiara Gamberale incespica, scivola, anche se non cade.

Ma cosa c’è di sbagliato in questo romanzo/racconto? Forse di sbagliato non c’è nulla, se non la tempistica, ma ora mi spiego.

Utilizzando una doppia cornice narrativa la Gamberale arriva a raccontare la storia passata, e per certi versi futura, dei due ex amanti Amanda (sarà un nome a caso o il gerundio latino di “amare” è una scelta voluta?) e Tommaso. Primo scivolone: I due si parlano tramite email. Va bene attualizzare, stare al passo coi tempi, ma l’utilizzo delle mail tra innamorati, di tutte le sorte aggiungerei, si è già visto. Dal film You’ve got a mail con Tom Hanks e Meg Ryan al molto più recente successo del romanzo di Daniel Glattauer Le ho mai parlato del vento del nord (successo non doppiato dal secondo romanzo “ad email” scritto dall’autore, che capita l’antifona ha virato verso nuovi esperimenti narrativi), un racconto di due tizi che parlano tramite email non sprizza originalità da tutti i pori.

Secondo scivolone: La storia tra i due sembra la riscrittura romanzata del testo di una delle canzoni più famose di Adele (come anche altri hanno fatto notare nei vari siti di lettura). L’amore non è bello se non è litigarello? Questa volta verrebbe da dire di no, il troppo amore porta al litigio e allora, “c’eravamo tanto amati” e lasciamo che il ricordo dolce amaro (aggettivo preso da Adele) di quell’amore resti sempre lì come monito.

Qual è allora il problema della storia della Gamberale? Come ho detto prima, la tempistica. Il suo racconto è venuto troppo tardi, o per lo meno dopo che altri hanno già parlato di quelle cose e in quella forma e per di più con grande successo di pubblico. L’idea poteva anche essere buona, gli spunti riflessivi sono validi e universali, ma forse, e sottolineo forse, una maggiore originalità avrebbe dato all’opera quel qualcosa in più, che sembra non avere.

VOTO DEL BLOG:

 Boring Book. Libro noioso e poco avvincente.


Va comunque detto che il voto non è dovuto a una brutta scrittura o a tematiche non interessanti, ma alla non spiccata originalità. Se uno è "vergine" a una struttura narrativa di questo tipo troverà il racconto affascinate.

venerdì 13 gennaio 2012

Spazio novità: "La bambina del bosco degli elfi" Vanna De Angelis

Titolo: La bambina del bosco degli elfi Autrice: Vanna De Angelis
Casa editrice: Piemme Pagine: 350
Prezzo: € 17,00

Oggi mentre curiosavo/studiavo una rivista per un esame sono incappata in questo romanzo che ha attirato subito la mia attenzione. Si tratta di un libro di una scrittrice italiana pubblicato dalla Piemme nel 2010. La storia di una famiglia difficile vista attraverso gli occhi della giovane protagonista.
La bambina del bosco degli elfi di Vanna De Angelis sa raccontarci con lo sguardo visionario dei piccoli un mondo che si sta pian piano sgretolando, quello della borghesia mitteleuropea .

La trama:

La grande villa immersa nel parco smisurato. Il giardiniere sadico. I domestici spia. Le governanti che cercano di infilarsi nel letto del padrone di casa. Una madre di incredibile bellezza e freddezza. Un nonno in sedia a rotelle nella sua casa-castello traboccante di preziose porcellane. Una nonna salutista che tuffa i nipoti nei torrenti ghiacciati. Il coccodrillo che vive sotto il letto. Il fantasma – ma chi sarà mai veramente? – che abita in soffitta. Un muro invalicabile che divide il mondo degli adulti da quello dei bambini.Gli occhi di una bambina ricostruiscono la vicenda della rovinosa caduta di una famiglia alto borghese, che racchiude – senza mai mescolarle – origini ebree e cristiane, tedesche, russe e italiane.Su tutto, su tutti, l’enorme, ingombrante figura del padre. Uomo di smisurata cultura e dalla smisurata biblioteca. Uomo d’affari. Dirigente del CLN, la sua firma su storici documenti della resa nazista. Le sue fiabe. Le sue collere. Le sue amanti nessuna amata, a parte Gersemy, dalla parrucca di fili d’argento. La sua abilità di pianista. La sua predilezione per il primogenito che lo disprezza segretamente per averlo sorpreso mentre calava le mutande alla cuoca. Un figlio illegittimo che si sarebbe trasformato in statua d’angelo. I suoi deliqui. Le sue sbronze. Napoleone, suo dio e suo demone. Il suo coraggio.La vendita di un prezioso pianoforte a coda dà il via alla discesa verso quello che ogni volta sarà ridefinito «il nero abisso».Fino all’ultimo, sorprendente colpo di scena.




L'autrice:


Vanna De Angelis è narratrice, saggista e sceneggiatrice. Ha pubblicato con successo saggi narrativi sui processi alle donne accusate di stregoneria e sull’amazzonato e numerosi romanzi. Tra i suoi titoli ricordiamo La bambina del bosco degli elfi (Piemme, 2010). Vive a Milano.

Spazio novità: "Il mio inverno a Zerolandia" di Paola Predicatori

Il Mio inverno a Zerolandia
Titolo: Il mio inverno a Zerolandia Autrice: Paola Predicatori
Casa editrice: Rizzoli Pagine: 240
Prezzo: € 16,50

Il mio inverno a Zerolandia è il libro esordio di Paola Predicatori, marchigiana (come me:D) da anni nel mondo dell'editoria nel settore ragazzi. Uscito per la casa editrice Rizzoli l'11 gennaio, questo romanzo ci racconta la più semplice delle storia: Alessandra, da poco orfana di madre, che decide di rinchiudersi nel suo dolore così forte da annullarla; Gabriele, per tutti Zero, è quello che in classe passa inosservato, come se non esistesse.
Due persone invisibili, due zeri che si uniscono per dare vita a un racconto delicato come l'impacciata e tenera storia d'amore tra i due protagonisti.

La trama:

Alessandra ha diciassette anni quando la sua mamma muore dopo una lunga malattia. Rimasta sola con la nonna, torna a scuola decisa a respingere le attenzioni dei compagni che sente estranei, impegnata com’è nella manutenzione del suo dolore. Per questo cambia banco e prende posto vicino a Gabriele detto Zero, la nullità della classe: desidera solo essere ignorata dagli altri, come succede a lui. Ma Zero è più interessante di quanto sembra. Ha una gran passione e un vero talento per il disegno; nella sua apparente noncuranza è attento e sensibile; è lui a soccorrere Ale sbucando inaspettato al suo fianco quando lei ha bisogno di aiuto. Piano piano un sentimento indefinibile prende forma tra le pareti della classe e la spiaggia d’inverno, grigi fondali di una storia semplice e complicata insieme: perché Alessandra è tanto lucida nel rivisitare il ricordo della madre quanto confusa nel prendere le misure di se stessa e di ciò che prova. E Gabriele è abilissimo a sparire proprio quando lei scopre di volerlo vicino. È la voce di Ale, ruvida nel dare conto del presente, dolcissima nell’evocare il passato, a raccontarci la storia di una perdita, una storia di scuola, una goffa, incerta storia d’amore. Il mio inverno a Zerolandia è tutto questo. E dimostra che la somma di due zeri non è zero, ma molto, molto di più.

L'autrice: 




Paola Predicatori è nata nelle Marche e vive a Milano. Lavora nel mondo dell’editoria. Questo è il suo primo romanzo.

venerdì 9 dicembre 2011

Parte l'iniziativa "Assaggi d'autore" del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il primo autore d'assaggiare è Marco Buticchi

Il gruppo editoriale Mauri Spagnol ha dato il via è una bellissima iniziativa intitolata Assaggi d'autore.
L'iniziativa consiste nella possibilità data ai lettori di leggere gratuitamente la prima parte di alcuni romanzi di nuova pubblicazione, scaricandoli dagli store on line.
Il primo che apre le danze è Marco Buticchi con il suo romanzo La voce del destino. Ora i primi dieci capitoli del maestro italiano dell'avventura sono a nostra disposizione.

Titolo: La voce del destino Autore: Marco Buticchi
Casa editrice: Longanesi Pagine: 651
Prezze: € 19,90


La trama:

Oggi è un'anziana clochard costretta a vivere per le strade di Parigi, ma il suo passato le ha regalato fama e successo. Qualcuno la vuole morta, ed è solo l'intervento di Oswald Breil e Sara Terracini a salvare la vita di Luce de Bartolo. Ma qual è il segreto che custodisce, così potente da sconvolgere l'ordine mondiale? Chi è davvero quella donna? La sua storia inizia nell'Argentina fra le due guerre e racconta un'amicizia straordinaria, quella fra Luce e una tra le donne più ammirate di tutti i tempi: Eva Duarte. Mentre Luce diventa il soprano più famoso al mondo, Eva sposa il colonnello Juan Domingo Perón: nasce così il mito intramontabile di Evita. Le due amiche incontrano grandi soddisfazioni, ma anche tragedie e violenze che sembrano sgorgare dalla fonte stessa del male: il nazismo. Un'ideologia che trova la sua forza simbolica in un oggetto dal potere immenso: la leggendaria lancia di Longino, la cui punta trafisse il costato di Cristo. Il Reich sopravvive alla sconfitta, ed è proprio in Argentina che il male nazista intreccia le proprie trame oscure di rinascita con l'ascesa di Perón, per poi estendere i propri tentacoli sino a raggiungere le stanze più inviolabili: quelle delle alte sfere del Vaticano e della finanza più spregiudicata. E il male nazista oggi è pronto a risollevare la testa. Perché si scateni, manca soltanto una chiave: quella in possesso di una donna sopravvissuta con coraggio e determinazione a tutto ciò che il destino le ha riservato.


Dicono del libro:


L’unico italiano nella prestigiosa collana Longanesi «I maestri dell’avventura», affianco ad autori quali Wilbur Smith, Clive Cussler e Patrick O’Brian

«Il mio scrittore preferito.»
Wilbur Smith

L'autore:


Marco Buticchi è nato alla Spezia e ha viaggiato moltissimo per lavoro, nutrendo così anche la sua curiosità, il suo gusto per l’avventura e la sua attenzione per la storia e il particolare fascino dei tanti luoghi che ha visitato. È il primo autore italiano pubblicato da Longanesi nella collana «I maestri dell’avventura», accanto a Wilbur Smith, Clive Cussler e Patrick O’Brian. A dicembre 2008 è stato nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana anche all’estero.

mercoledì 23 novembre 2011

Intervista a Nina Pennacchi, autrice di "Lemonade"

Oggi carissimi vi propongo la mia recensione/chiacchierata con Nina Pennacchi, la giovane autrice italiana di "Lemonade" (QUI la recensione).
Nina è stata davvero gentile a rispondere alle domande e ci ha permesso di entrare a sbirciare il suo mondo e il quello che suo romanzo.








L'intervista


**Ciao Nina, benvenuta sull’Albero, il regno incontrastato dei libri. Sperando che l’arrampicata non di abbia tolto troppe energie, mi piacerebbe fare una bella chiacchierata con te. Ti va di raccontarci chi è Nina Pennacchi? Ah, a proposito, gradisci un po’ di limonata?

Facciamo una birra, semmai ^^ (Una Erdinger, magari?) Eccola qua... fresca e piena di schiuma... mentre la lasciamo riposare, provo a dirti qualcosa di me. Senz'altro mi definirei impulsiva, misantropa e inaffidabile. Ho anche dei difetti, ma di quelli è meglio non parlare.

**Grazie a te ho avuto modo di scoprire e leggere il tuo libro, Lemonade, una storia di grandi passioni e sentimenti ambientata nell’Inghilterra degli ’20 dell’Ottocento. Come è nata l’idea di questo libro, è stata una storia che si è sviluppata poco a poco o ora già tutta lì nella tua mente?

Era già tutto lì. Fin da piccola mi racconto storie prima di addormentarmi. Lemonade è una di queste.

**C’è una motivazione precisa per la scelta dell’ambientazione di Lemonade? So che sei un’appassionata di storie ambientate indietro nel tempo, quanto ha inciso questa tua passione nella costruzione del contesto del romanzo?

Lemonade è nato nell'Ottocento inglese, non so perché. È così che ho immaginato i personaggi ancora prima di pensare che un giorno ne avrei scritto. Alcune storie che mi frullano in testa sono medioevali, altre vittoriane o di inizio Novecento. Non sono quasi mai contemporanee; credo di voler sfuggire al mio tempo. 

**Parlare di tempi andati è affascinate, ma anche un terreno scivoloso. Infatti si può incappare in sviste, citare usi e costumi che in quell’epoca non avevano modo di essere. Ti sei documentata da qualche parte prima e durante la stesura del tuo romanzo?

Non prima: quando immagino una storia, lo faccio per me sola, e mi baso sulle conoscenze storiche che ho. I particolari (usi, costumi, linguaggio) li verifico mentre scrivo, e ancor di più alla fine della prima stesura. Credo che sbagliare un dettaglio storico sia come fare uno sgambetto alla lettrice: è un modo per ricordarle che sta leggendo un libro, e che niente di quel che c'è scritto è vero. Per me leggere è immergersi completamente in un altro mondo, e la verosimiglianza è necessaria. Spero perciò di non aver fatto troppi strafalcioni :-) 

**Quanto hanno influito le letture sulla tua scrittura? C’è qualche autore/autrice che ti ha fatto da modello? 

Io leggo da sempre, quindi credo di dover molto alle letture più disparate. Come stile di scrittura, mi piace molto quello di Julia Quinn per il romance, e Daniel Pennac e Eoin Colfer più in generale. Senza dimenticare Jane Austen, e l'ironia sottile con la quale ha descritto il suo mondo. Nonostante questi modelli, però, credo di aver creato uno stile abbastanza mio (il che non significa che sia buono, eh!) Ad esempio, se c'è una cosa che mi infastidisce del romance storico, è la mancanza di realismo. Per dirne una, quando i protagonisti parlano non usano mai parolacce. Perché? Il turpiloquio esisteva nell'Ottocento così come esiste ora. Io ho usato termini realmente presenti nel dizionario della Crusca di inizio Ottocento. Servono anch'essi per esprimere emozioni, ed escluderli dalla narrazione, a mio avviso, è come mentire al lettore. 

**I tuoi personaggi sono specchio delle passioni umane e per questo fragili, controversi e allo stesso tempo tenaci. Anna è un’eroina in tutto e per tutto, anche davanti alla situazione più difficile non si arrende al vincitore, ma combatte fino all’ultimo. Se Anna dovesse descriversi al pubblico, cosa direbbe di sé? Con quali aggettivi si tratteggerebbe?

Difficile, questa domanda! Autodefinirsi è dura. Secondo me Anna pensa a se stessa come a una bambina. Le piace parlare con gli animali, con le cose. Essere bambini non significa essere sciocchi: al contrario, significa non accettare compromessi. Significa amare senza chiedersi perché. E fare le proprie scelte in base a criteri che non sono l'interesse o l'opportunismo. 

**In un mondo letterario e cinematografico in cui i cattivi smettono di essere cattivi dopo pochi capitoli o dopo poche scene, Christopher si staglia tra le pagine del romanzo per la sua integrità nella figura del cattivo. È villain fino alla fine o, per lo meno, vuole esserlo anche se Anna gli è irrimediabilmente entrata sotto pelle. Non è facile dare ad un personaggio una caratterizzazione psicologica così complessa e stabile per tutta la narrazione. Come ci sei riuscita?

Ha fatto tutto lui, ahimè. Se hai mai scritto qualcosa, anche un raccontino, forse saprai che i personaggi sono anarchici. Li crei, ma non riesci poi a dirigerli. Perché quando conosci un personaggio - lo conosci davvero, intendo - allora sai cosa farebbe in una data situazione. Intendiamoci: l'autore può sempre decidere di far comportare educatamente un maleducato; può sempre decidere di far dire parole colte a uno che, per proprio background, non dovrebbe conoscerne neppure il significato; può farlo, perché è lui che ha la tastiera sotto le dita. Ma io - dannazione! - non ci riesco. E non perché sia particolarmente onesta (geniale da parte mia ammetterlo, nevvero?): è che tutte le volte che provo a mettere in bocca a un personaggio parole non sue, mi blocco. Proprio nel senso di "foglio bianco", blocco dello scrittore. Non nego che mi piacerebbe essere più libera, poter decidere di punto in bianco cosa scrivere. Per ora non è così. Le mie storie, i miei personaggi, nascono già con determinate caratteristiche, e io mi limito a riportare in parole – o almeno ci provo – i loro atti e pensieri. 

**Hai in cantiere nuovi romanzi? Se sì, sono sempre di soggetto storico o per le prossime volte sposterai la tua attenzione verso altri periodi o altri generi?

Avevo cominciato il seguito di Lemonade, di cui per ora esistono pochi capitoli (assolutamente da sistemare) e il titolo, "Lo zoppo di Coxton". 

**Prima di Lemonade avevi scritto qualcos’altro? Ti va di parlarne, di raccontarci di cosa si tratta?

No, non avevo scritto quasi nulla. Dopo, invece, ho buttato giù alcuni racconti - tutti contemporanei, questi, perché nascono da immagini che mi colpiscono nella vita quotidiana. Li trovi qui: http://www.braviautori.com/nina-pennacchi.htm 

**Sei un’esordiente italiana e tutti sappiamo quanto è difficile emergere nella nostra editoria. Le case editrici nostrane puntano la loro attenzione troppo spesso all’estero trascurando il bello e il buono che hanno in casa. Qual è la tua opinione a riguardo? Secondo te quali possono essere i mezzi per combattere questa diffidenza nei confronti dei nostri giovani scrittori?

Sai che c'è, Giulie? Io credo che in parte la diffidenza delle case editrici ce la meritiamo. Perché noi italiani siamo un popolo di "scrittori", ma ben poco disposti ad accettare critiche al nostro lavoro. Invece bisogna essere umili. Non basta scrivere per essere scrittori: si è scrittori se qualcuno ci trova degni di essere letti. E prima di pubblicare - in qualunque modo, anche con l'autopubblicazione - bisogna avere l'umiltà di capire se l'opera di cui siamo tanto fieri è davvero buona. Oh, la mamma ci ha garantito di sì; ma è davvero il caso di credere della sua parola? Mmmh, tu che dici...? :-) E neanche degli amici ci si può fidare troppo - andiamo, chi troverebbe mai il coraggio di dire a un amico: "Ehi, sai che il libro su cui hai sputato sangue per un anno intero fa schifo? Ma proprio schifo, eh?" Per fortuna, ci viene in aiuto il web. Esistono strumenti gratuiti come la lettura incrociata (tu mandi la tua opera, e un lettore sconosciuto la legge senza pregiudizi); ci sono portali che permettono di pubblicare i propri racconti per vedere le reazioni che suscitano nei lettori. Lemonade, ad esempio, è nato sul portale BraviAutori.it, ed è anche grazie a Eva, Pia e Angela, le tre ragazze che lo lessero in anteprima e mi diedero suggerimenti e giudizi per migliorarlo, se adesso sta riscuotendo un certo apprezzamento. 

**Grazie per questa bella chiacchierata, leggere il tuo libro è stato un vero piacere e ti auguro con tutto il cuore che a Lemonade ne seguiranno molti altri. Un saluto e un grande abbraccio a te e ai tuoi meravigliosi personaggi. Attenta a scendere dall’Albero! Se dovessi cadere, ci sarà Christopher ad afferrarti?

Essere acchiappati da Christopher non mi sembra una prospettiva molto rassicurante :-) Scenderò con la massima attenzione, anche se mi gira un po' la testa per via di tutta la birra che mi hai offerto... a proposito, grazie mille, Giulie!

venerdì 11 novembre 2011

A.A.A. ANTEPRIMA: "Zia Antonia sapeva di menta" di Andrea Vitali

Titolo: Zia Antonia sapeva di menta Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti Pagine: 154
Prezzo: € 13,90


Tantissimi libri usciranno il 17 novembre e uno di questo è il piccolo libriccino di Andrea Vitali che ci racconta una storia dal profumo forte e penetrante come quello della menta. Ed è questo il profumo che si espande intorno a zia Antonia.
Zia Antonia sapeva di menta è un romanzo ricco di sentimenti, di ricordi e di tenerezza che saprà arrivare dritto al cuore del lettore.


La trama:


«Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!» Suor Speranza ne è sicura: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti della Casa di Riposo di Bellano l'aglio non l'ha fatto mettere di sicuro. Allora come mai Ernesto Cervicati, entrando nella stanza di zia Antonia, ha sentito quell'odore, invece dell'aroma inconfondibile e fresco della menta? Ernesto conosce bene il rassicurante profumo delle mentine di cui è golosa la sua anziana parente. Certo meglio di suo fratello Antonio, che della zia non ha mai voluto saperne: gli interessava molto di più Augusta Peretti, una trentacinquenne ossigenata e vogliosa, nonché figlia di salumiere. Ernesto invece aveva accolto zia Antonia in casa sua e l'aveva accudita per tre anni, finché lei, un po' per non gravare troppo sul nipote, un po' per pudore, aveva deciso di trasferirsi all'ospizio. Quel sorprendente odore d'aglio è un piccolo enigma. Forse è l'indizio di qualcosa di più grave. A indagare, oltre a Ernesto e all'energica suor Speranza, si ritrova anche il dottor Fastelli, medico dal carattere gioviale ma di grande sensibilità. Intorno a questo profumato mistero, Andrea Vitali costruisce un romanzo carico di tenerezza, una di quelle storie che, come zia Antonia, ti accarezzano in un fresco abbraccio. Per poi regalarti, alla fine, una sorpresa.



GLI INGREDIENTI DEL NUOVO ROMANZO DI ANDREA VITALI

Una testa d'aglio: perché è un forte odore d'aglio nella stanza di zia Antonia a insospettire Ernesto Cervicati.

Due scatole di mentine: quelle di cui è ghiotta zia Antonia. Quel suo aroma di menta, che ti accarezzava ogni volta in un fresco abbraccio, è un ricordo tenero e indimenticabile.

La pentola del minestrone: è la saporita cena delle anziane ospiti della Casa di Riposo di Bellano, dove ora vive zia Antonia. Un tubetto di vegetallumina: perché con l'età, lo sappiamo, i dolori… E la vegetallumina è un toccasana.

Due fratelli rivali: Ernesto e Antonio Cervicati: il primo si occupa da sempre della zia, il secondo ha preferito Augusta Peretti, trentacinquenne ossigenata, nonché figlia di salumiere.

Suor Speranza: guida la casa di riposo bellanese con piglio militaresco. Le basta uno sguardo per zittire ospiti e visitatori.

La filiale della Banca del Credito Orobico: custodisce i risparmi di zia Antonia. Il dottor Fastelli: medico gioviale ma di grande sensibilità.

Zia Antonia: profuma di menta. C'è altro da aggiungere?



Dicono del libro:


«Un artigiano della parola, un affabulatore fuori ordinanza.»
Bruno Quaranta, «ttL – La Stampa»



L'autore:


Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru (1992), A partire dai nomi (1994), L'ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008). Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l'opera omnia. Il sito dell'autore: www.andreavitali.net

lunedì 7 novembre 2011

Un appuntamento da non perdere: il 9 novembre a Roma la conferenza stampa di "Ludwig-Storie di fuoco, sangue, follia" di Monica Zornetta con Giancarlo De Cataldo

Ludwig
Titolo: Ludwig-Storia di fuoco, sangue, follia Autrice: Monica Zornetta
Casa editrice: Dalai Pagine: 304
Prezzo: € 16,50


Mercoledì 9 novembre alle ore 15.00 presso la Sala Paola Angeli dell'Associazione Stampa Romana, si terrà la conferenza stampa del libro di Monica Zornetta intitolato Ludwig-Storia di fuoco, sangue, follia.
Parteciperà e interverrà all'incontro anche Giancarlo De Cataldo, autore del famoso Romanzo criminale. 

Un'occasione per scoprire più da vicino uno spaccato della nostra storia, la furia omicida di due giovani che hanno seminato terrore in Italia e Germania tra gli anni '70 e '80.

Sarà presente all'incontro anche Paolo Butturini, segretario dell'Associazione Stampa Romana.






La trama:

Ci sono storie vere più agghiaccianti della trama di un thriller. Ci sono protagonisti così maledetti da superare le più oscure fantasie. È il caso di Ludwig, la diabolica coppia di serial killer che tra gli anni Settanta e Ottanta ha seminato il terrore in Italia e in Germania, massacrando e bruciando chi non rispettava i suoi rigidi criteri morali. Il nome compare per la prima volta in un volantino dall’iconografia nazista nel quale si attribuisce gli omicidi di un senzatetto, di un omosessuale e di un tossicodipendente. L’inquietante firma tornerà in altre sei rivendicazioni, in seguito alle uccisioni di una prostituta, di uno studente, di tre religiosi e alle stragi in un cinema a luci rosse di Milano e in un locale notturno a Monaco di Baviera. Le indagini faticano a decollare; poi, nel 1984, la svolta inattesa. Due insospettabili ragazzi veronesi – Wolfgang Abel, di nazionalità tedesca, e Marco Furlan – vengono arrestati nel mantovano mentre danno fuoco a una discoteca con dentro quattrocento ragazzi. Da quel momento Ludwig smette di uccidere. I due, riconosciuti seminfermi di mente, vengono condannati a ventisette anni di carcere. Abel ne sconta ventitré, Furlan sedici. La loro vicenda giudiziaria si è da poco conclusa ma molte domande sui moventi e sulle eventuali complicità sono rimaste senza risposta, ci obbligano a confrontarci con le verità contrapposte di un caso enigmatico e a interrogarci sul fragile confine tra «normalità» e follia.




L'autrice:

Monica Zornetta, giornalista, ha lavorato per «Il Gazzettino», è stata corrispondente di Rtl 102.5, ha partecipato al libro Giornalismi e mafie (I taccuini del Premio Ilaria Alpi, Ega Editore). Collabora con Blu notte – Misteri italiani, scrive per «Narcomafie». Ha pubblicato Terrore a nordest con G. Fasanella (Bur, 2008) e, per Dalai editore, A casa nostra – Cinquant’anni di mafia e criminalità in Veneto con D. Guerretta (2006) e La resa – Ascesa, declino e «pentimento» di Felice Maniero (2010).

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