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mercoledì 16 maggio 2012

Recensione: "Un segreto non è per sempre" di Alessia Gazzola

Titolo: Un segreto non è per sempre Autrice: Alessia Gazzola
Casa editrice: Longanesi Pagine: 416
Prezzo: € 17,60

La trama:
Mi chiamo Alice Allevi e ho un grande amore: la medicina legale. Il più classico degli amori non corrisposti, purtroppo. Ho imparato a fare le autopsie senza combinare troppi guai, però la morte ha ancora tanti segreti per me. Ma nessun segreto dura per sempre. Tuttavia, il segreto che nascondeva il grande scrittore Konrad Azais, anziano ed eccentrico, è davvero impenetrabile. E quella che doveva essere una semplice perizia su di lui si è trasformata in un’indagine su un suicidio sospetto. Soltanto Clara, la nipote quindicenne di Konrad, sa la verità. Ma la ragazza, straordinariamente sensibile e intelligente, ha deciso di fare del silenzio la sua religione. Non mi resta che studiare le prove, perché so che la soluzione è lì, da qualche parte. Ma studiare è impossibile quando si ha un cuore tormentato. Il mio Arthur è lontano, a Parigi o in giro per il mondo per il suo lavoro di reporter. Claudio, invece, il mio giovane superiore, il medico legale più brillante che conosca, è pericolosamente vicino a me. Mi chiamo Alice Allevi e gli amori non corrisposti, quasi più delle autopsie, sono la mia specialità.

LA RECENSIONE 


Leggere Alessia Gazzola significa imbattersi in Alice Allevi, la specializzanda di medicina legale più famosa d’Italia. Uscito nelle librerie il 19 aprile, Un segreto non è per sempre segna il ritorno della frizzante quanto pasticciona protagonista dell’Allieva, romanzo d’esordio della scrittrice messinese e ormai conosciuto in tutto il mondo.

Un nuovo caso da risolvere, oscure volontà testamentarie e un libro della discordia: Alice si trova ancora una volta immersa nel mistero che solo il suo coinvolgimento e la sua passione riusciranno a sciogliere. Ma per far questo ci vuole calma e concentrazione, non una storia d’amore a corrente alternata, un capo intrigante e consapevole del proprio fascino, oltre alla lotta per la sopravvivenza in quel rocambolesco mondo degli inferi che è l’Istituto di medicina legale.

Un romanzo che stempera le tinte cupe e inquietanti dei thriller con l’ironica freschezza di una protagonista che entra subito nel cuore del lettore. Impossibile non innamorarsi di questa – quasi – Bridget Jones italiana, la cui verve si imprime tra le righe di una storia che corre veloce grazie a colpi di scena e battute esilaranti. Un romanzo che sembra fatto di ossimori, dove l’amore si contrappone all’omicidio, il senso di colpa alla purezza di cuore, dove Arthur si contrappone a Claudio, e Alice si contrappone – con umorismo – a se stessa.

Alessia Gazzola è riuscita a creare un mondo capace di appassionarti, delle storie che rilassano mentre ti tengono legato alla pagina, una Roma sbarazzina che fa da scenario – mai ingombrante – alle avventure di quella che di certo è la nuova eroina dei romanzi seriali italiani.

Un linguaggio pulito, che non lascia da solo il lettore quando si parla di aspetti prettamente legati alla medicina, la scrittrice stuzzica il pubblico inserendo continuamente riferimenti alla realtà quotidiana: quella delle pubblicità, delle hit del momento, degli attori più in voga. E così, con questo semplice procedimento la mimesis si perfeziona, Alice diventa un’amica con cui chiacchierare, condividere pettegolezzi – di cui per altro è ghiottissima –, e avanzare ipotesi sul caso che tiene sulle spine polizia e medici legali.

Suspence, humor, ma anche romanticismo: niente di smielato, stucchevole, il triangolo amoroso che il lettore si trova davanti coinvolge con leggerezza, entrando nella confusione della giovane specializzanda e cercando insieme a lei di capire quale sia la via più giusta, al scelta da fare. 

Quando un libro ci fa ridere, ci tiene compagnia, ci mette addosso una carica pungente è inevitabile che crei anche dipendenza, di quelle buone s’intende. Il lettore vuole conoscere ancora un altro pezzo della vita della protagonista, ormai affezionato, vuole continuare a scoprire con lei i misteri che si annuvolano fitti alle porte dell’Istituto di medicina legale, freme nell'attesa di sapere quando questo potrà avverarsi, quando potrà tornare a leggere di Alice.

Nonostante le numerose scrittrici straniere di serie thriller, nonostante l’enorme quantità di fiction di questo genere, Alessia Gazzola è riuscita a creare un personaggio femminile che trasuda italianità da tutti i pori senza diventare macchiettistico. Forse «tutto questo Alice non lo sa», ma mescolando i punti forza di generi diversi è nata una protagonista che, se non unica, è di certo molto brava a catturare e fissare su di sé gli occhi dei lettori.

VOTO DEL BLOG

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

venerdì 6 aprile 2012

Recensione: "Il bacio della sirena" di Tera Lynn Childs

Titolo: Il bacio della sirena Autrice: Tera Lynn Childs
Casa editrice: Tre60 Traduzione: Francesca Toticchi
Pagine: 288 Prezzo: € 9,90

La trama:

Lily Sanderson ha diciassette anni e vive con la zia nella piccola città di Seaview. Adora trascorrere il tempo libero con le amiche e parlare al telefono mentre si rilassa nella vasca da bagno ma, ogni volta che si trova di fronte a Brody Bennett, il bellissimo capitano della squadra di nuoto della scuola, lei entra nel panico. Il motivo è molto semplice: Lily è perdutamente innamorata di lui. Da sempre. Come da sempre, invece, odia il suo incubo quotidiano, Quince Fletcher, l’invadente vicino di casa che sembra non avere niente di meglio da fare che renderle la vita impossibile. Lily, però, custodisce un «piccolo» segreto: è una sirena, nata dalla relazione tra la madre umana – morta quando lei era ancora una bambina – e il re di Thalassinia, meraviglioso mondo sottomarino dove la ragazza potrà tornare al compimento dei diciotto anni. Con il giorno del suo compleanno alle porte, Lily decide quindi di fare il grande passo, e il Ballo di Primavera organizzato dalla scuola è l’occasione perfetta per mettere in pratica il suo piano: baciare Brody per legarsi indissolubilmente a lui con un incantesimo. Tuttavia la situazione le sfugge ben presto di mano: per una serie di sfortunate coincidenze, infatti, quella sera la sirena bacia il ragazzo sbagliato…


Per sfogliare l'anteprima visitate il sito della Tre60


LA MIA RECENSIONE

Il bacio della sirena (Forgive my fins) è il primo capitolo della trilogia nata dalla mente di Tera Lynn Childs che racconta in modo fresco e ironico le avventure della giovane sirena Lily divisa tra il mondo in superficie e il regno sommerso dove è nata. Primo young adult fantasy per la nuovissima Tre60 che apre le danze dando spazio a un mondo, quello delle sirene, di certo non inflazionato come quello di altre creature sovrannaturali.

Una storia leggera e sbarazzina dove gli stilemi classici del genere sono ben dosati e danno vita a un romanzo piacevole e che si legge con estrema scorrevolezza. Primi batticuori, le dinamiche del liceo – in questo caso sarebbe più opportuno dire high school –, il vicino di casa che ci sta antipatico perché in realtà ci piace e non lo ammettiamo neanche a noi stesse, il bello della scuola che tutte le ragazze sognano, questi elementi sono alla base di ogni young adult che si rispetti. Ne Il bacio della sirena poi si aggiunge il mondo del mare, magico e divertente come i personaggi che lo popolano. 

Presentato così può sembrare il solito romanzo adolescenziale, e forse in parte lo è, ma la Childs sa giocare sugli stereotipi e sebbene li inserisca nella storia controbilancia con l’ironia della protagonista che stempera il tutto rendendolo godibile. La bravura dell’autrice risiede quindi nel non prendersi troppo sul serio, lasciando che la penna corra sul foglio senza incespicare in grandi paragoni con miti del passato o elevati parallelismi. Il racconto diventa così pulito, epurato da inutile pompe stilistiche e approda nelle mani di chi legge come qualcosa di allegro e spumeggiante – non a caso stiamo parlando di sirene.

Il lettore che si accosta a questa lettura ha voglia di un po’ di svago e, perché no, di emozionarsi con quelle piccole cose, quei gesti che nella sua vita di “adulto” non capitano più. Leggendo vuole tornare adolescente e rivivere insieme alla protagonista i dubbi, le incertezze e la gioia di innamorarsi a quell’età. Perché, in fondo, l’amore è sempre così.

Lily è una ragazza e allo stesso tempo una sirena, vive con sua zia come una diciassettenne qualunque, ma ogni tanto scappa da suo padre nella profondità degli abissi. Il suo cuore però funziona esattamente come quello umano e, anche quando il cervello appanna la vista rendendo le cose più confuse, cerca in tutti i modi di indicarle qual è la strada da percorrere.

Tera Lynn Childs racconta con brio e semplicità una storia che è vecchia quanto il mondo, non importa che ci siano di mezzo le sirene o qualsiasi altro essere magico, l’amore che arriva e colpisce coglie impreparato chiunque. Questo è quello che succederà a Lily e il suo essere impacciata e timida ci porta alla memoria ricordi chiusi nel cassetto, di quando anche noi goffi e imbranati ci scontravamo con la potenza dell’amore. Una volta letto il romanzo non resta che attendere di vedere pubblicati i due capitoli successivi della storia, ormai curiosi di conoscere dove condurranno le avventure della sirena Lily.

Ancora una scelta azzeccata per la Tre60 che con questo romanzo accontenta giovani e adulti, amanti del fantasy e amanti del romance – anche se nella sua forma più acerba. Un romanzo carino, dalla lettura veloce, perfetto per rilassarsi e permettere alla mente di sognare almeno un po’.


VOTO DEL BLOG:

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

sabato 24 marzo 2012

Recensione: "Le sorelle Soffici" di Pierpaolo Vettori

Titolo: Le sorelle Soffici Autore: Pierpaolo Vettori
Casa editrice: Elliot Pagine: 192
Prezzo: € 16,00


La trama:
Veronica Soffici è una ragazza molto speciale, parla con gli scrittori defunti che popolano la biblioteca di casa, mangia mele con i chiodi di garofano e sente di essere la sola a difendere la sorella Cecilia dai pericoli terreni e ultraterreni. La sua è una famiglia di industriali la cui fortuna è stata costruita sulla ricetta segreta di una marmellata diventata famosa in tutto il mondo. Ma i tempi cambiano e l’ombra del fallimento sembra incombente, mentre i primi scandali di Tangentopoli cominciano ad apparire nelle cronache. Un aiuto potrebbe arrivare da un ambiguo faccendiere, l’unico in grado di garantire una via d’uscita, ma sarà necessario sacrificare qualcuno. Giorno dopo giorno Veronica riporta nel suo diario ricordi, visioni, fantasie ma anche i mutamenti repentini che stravolgono la routine familiare, insieme al viavai di speculatori, portaborse e politici che stringono d’assedio i terreni intorno a Villa Soffici. Alla ragazza non resta che organizzare una forma di resistenza tutta sua e giocare la crudele partita con il mondo. Poetico e affascinante, questo romanzo è un grido di battaglia a difesa dell’innocenza e della fantasia contro l’avanzare di una barbarie dell’anima che non concede prigionieri. Un’opera spiazzante, diversa, indimenticabile.

LA MIA RECENSIONE 

Le sorelle Soffici è il romanzo d’esordio di Pierpaolo Vettori giunto finalista al Premio Calvino 2011. Un esordio potente, dove una scrittura equilibrata e cristallina è in grado di generare il caos variopinto e multiforme: il mondo di Veronica Soffici.

Ambientato all’inizio degli anni ‛90, quando l’Italia cerca con difficoltà di pulirsi le mani dallo scandalo di Tangentopoli, il romanzo di Vettori ci mostra quella stessa realtà, ma attraverso l’occhio innocente e caleidoscopico di una ragazza fuori dal comune, pura come le immagini che le affollano la mente.

Veronica vive in una bolla, uno strato sottile eppure impenetrabile agli altri la divide dal mondo corrotto e opportunista che scorre di fuori. Il mondo di Veronica – e di sua sorella Cecilia – brulica di animali parlanti, santi che dormono ai piedi del letto, grandi scrittori del passato con cui tiene una fitta corrispondenza o con cui fa lunghe chiacchierate. Per chi la vede dall’esterno Veronica è la povera e sfortunata figlia dei Soffici, grandi industriali del settore alimentare. Ma solo chi è povero di immaginazione può crederla pazza.

Moderna Alice, la giovane si accosta al lettore guidandolo all’interno della sua realtà, offrendogli la possibilità di vedere oltre la cortina fumosa degli intrighi e dei compromessi che l’avidità ha messo in piedi. Non è Veronica a essere pazza, è il mondo iniquo che le vortica intorno a mostrare la sua spregevole follia. Le pupille offuscate sono quelle di una società dedita ai traffici più meschini e che si rifiuta di osservare un mondo fantastico, baluardo di resistenza nei confronti di una realtà triste che considera la ragazza solo come un oggetto per accrescere i proprio introiti.

Vettori riesce nel difficile compito di portare su carta la fantasia dirompente di Veronica e renderla reale, più reale di quello che sta accadendo alla società italiana dell’epoca. Ci vuole una buona dose di visionarietà per dar vita all’universo delle sorelle Soffici, ma l’autore mostra di possedere gli strumenti giusti per costruire un mondo immaginario e allo stesso tempo tangibile. 

Lo stile semplice irrompe nella narrazione, buca la pagina e arriva al lettore il quale stordito assiste al susseguirsi di immagini, preda ormai del delirio onirico diurno – oltre che notturno – guidato da Veronica Soffici e dal suo esercito di personaggi bizzarri. E la fantasia diventa così lo scudo protettivo con il quale schermarsi, vivere la propria innocenza.

Nel romanzo di Vettori si scorge in controluce l’eco del narrare visionario novecentesco capace di raccontare in modo lucido la storia – quella reale che si trova nei libri – che lentamente si dipana. Lo stesso narrare che ha reso unici scrittori come Calvino e Bulgakov rende Le sorelle Soffici un romanzo disarmante e impossibile da dimenticare, come Veronica.


VOTO DEL BLOG:

 Great Book. Gran bel libro, da non perdere.

venerdì 23 marzo 2012

Recensione: "La ricamatrice di segreti" di Kate Alcott

Titolo: La ricamatrice di segreti Autrice: Kate Alcott
Casa editrice: Tre60 Traduzione: Roberta Zuppet
Pagine: 400 Prezzo: € 9,90

La trama:


Cherbourg, Francia, 10 aprile 1912. È stata una bugia, il biglietto che ha permesso a Tess di salire sulla nave più lussuosa del mondo, diretta in America: stanca di passare le giornate a cucire per pochi spiccioli e dotata di uno straordinario talento come ricamatrice, la ragazza ha trovato il coraggio di avvicinare Lady Lucile Duff Gordon e, mentendo sulla propria identità e sul proprio passato, ha convinto la celebre stilista ad assumerla come segretaria personale. Adesso, davanti a lei, si apre un mondo che sembra uscito da una fiaba: saloni maestosi, tavole imbandite, cabine sfarzose e, soprattutto, sontuosi abiti di velluto cangiante, pizzi raffinati, sete pregiate… Eppure, in quei pochi giorni di viaggio, non sono soltanto la magnificenza e la ricchezza a stupire Tess; ben più sconvolgenti, infatti, sono gli sguardi e le parole di Jim, l’umile mozzo che ha fatto breccia nel suo cuore. Proprio come, di lì a poco, un iceberg farà breccia nell’«inaffondabile» Titanic…
New York, 18 aprile 1912. Giunti negli Stati Uniti, i sopravvissuti al naufragio del Titanic vengono accolti come eroi. Ben presto, però, l’ombra del sospetto oscura proprio la stella di Lady Gordon, accusata da un giornale scandalistico di aver corrotto gli ufficiali di bordo pur di salire su una delle poche scialuppe di salvataggio. E, quando scoprirà che la fonte di quella notizia è Jim, Tess sarà costretta a una scelta drammatica: proteggere la sua benefattrice o combattere al fianco del suo grande amore…

LA MIA RECENSIONE



La ricamatrice di segreti è il primo romanzo della scrittrice statunitense Kate Alcott ed è stato scelto dalla nuovissima casa editrice Tre60, neonato marchio del gruppo editoriale Mauri Spagnol, per iniziare insieme ai lettori un’avventura fatta di storie avvincenti e di piccoli prezzi.

Quest’anno corre il centenario del drammatico naufragio del Titanic e numerose case editrici hanno calato il loro asso nella manica pubblicando romanzi che, in un modo o nell’altro, ruotano intorno alla nave e alla sua sventurata storia. La ricamatrice di segreti è uno di essi.

Eppure, mentre il lettore si aspetta di trovare una cospicua presenza del transatlantico come scenario delle vicende narrate, le sue aspettative vengono disattese subito. La prima parte del romanzo, quella riguardante l’imbarco della protagonista e i giorni passati sul Titanic, occupa uno spazio ristretto nell’economia di tutta la storia. Tuttavia non c’è da stupirsi, il transatlantico navigò meno di una settimana prima di affondare nelle acque ghiacciate. Il romanzo quindi prende avvio poco prima del tragico fatto e prosegue poi analizzando e romanzando tutto ciò che avvenne dopo.

L’autrice si è documentata a fondo riguardo il processo tenuto per trovare i colpevoli, le accuse, gli errori compiuti, le meschinità commesse. Tra chi brama risposte e chi si nasconde dietro al proprio titolo o ai soldi in banca, in un bailamme di giornalisti, sopravvissuti, giudici e avvocati si muove Tess, la protagonista del libro.

Tess è una giovane piena di speranze e di talento. Sa cucire vestiti e ci mette passione, riuscendo a trovare impiego per la dispotica e lunatica Lady Duff Gordon, stilista in voga all’epoca. Sopravvissuta all’affondamento, la ricamatrice del titolo dovrà mettere in gioco le proprie capacità e i propri sentimenti per riuscire a trovare la sua strada. E nel suo percorso Tess incontra persone che, a loro modo, la plasmano e l’aiutano a diventare una donna completa.

Kate Alcott mescola personaggi realmente esistiti a quelli di sua invenzione per donare al lettore l’affresco variopinto di una società brulicante, a tratti impazzita e impaziente di trovare il colpevole di quello che è stato un disastro che ha scosso il mondo ed è costato numerose vite.

La narrazione scorre veloce seguendo le azioni di più personaggi, cogliendo sfumature e punti di vista, mentre uno stile semplice e pulito rende la lettura piacevole. Una storia che mescola realtà e finzione, ricerca dell’amore e voglia di riscatto. L’autrice unisce bene gli ingredienti e riesce a creare un buon romanzo, godibile.

Un inizio azzeccato per questa novella casa editrice che si lancia nel mercato librario lasciandosi apprezzare anche per aspetti puramente estetici, ma che non vanno sottovalutati. Il libro presenta, infatti, una robusta copertina hardcover con una sovraccoperta molto curata e una grafica nell’impaginazione ottimale. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, ma tenendo presente il prezzo davvero contenuto di € 9,90, la Tre60 offre così al lettore la possibilità di potarsi a casa un libro ben fatto: piacevole da leggere, sfogliare, vedere.


VOTO DEL BLOG:

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

giovedì 22 marzo 2012

Recensione: "Reflections" di Francesca Gonzato Quirolpe

Titolo: Reflections Autrice: Francesca Gonzato Quirolpe
Casa editrice: Pendragon Pagine: 315
Prezzo: € 16,00

La trama:
Rachele è una ragazza bellissima ma molto insicura, incapace di vivere con coraggio i propri sentimenti. Non sa di essere una mirror e non immagina che in una dimensione parallela vive il suo doppio: una lover orgogliosa e tenace, diversa da lei soltanto per la sua pelle color lilla e le protesi da combattimento generate dal suo corpo. Quando Rachele inizia, tra mille paure, a vivere una travolgente storia d'amore con l'affascinante Tommaso, infrange la legge che governa i mondi dei lover e dei mirror. Ci penserà la magnifica creatura venuta dall'universo alieno a svelarle come funzionano le emozioni umane, attraversando, per farlo, lo spazio immenso che le divide. Creature guerriere, amore, amicizia, mondi paralleli: una storia magica e romantica che coinvolge dalla prima all'ultima pagina.

LA MIA RECENSIONE 


Reflections è il romanzo d’esordio di Francesca Gonzato Quirolpe, una storia a metà strada tra il romance e il fantasy. Mescolando mondi paralleli e passioni ancestrali, l’autrice dà vita a un universo complesso dove la Terra e i suoi abitanti sono legati a doppio filo con dei corrispettivi alieni, i Lover.

La narrazione alterna due punti di vista, quello di Rachele e quello della sua Lover. Sono le facce della stessa medaglia, dipendono una dall’altra, solo che Rachele non lo sa. La vita scorre lenta se non sai che il tuo alter ego sta lottando per conquistare l’amore. Lover e Mirror (il corrispondente terrestre del Lover) non sono altro che le parti che compongono ogni essere vivente, unendo i pregi e i difetti di ciascuno di noi.

Rachele, detta Lilly, è una ragazza timida e poco conscia del suo valore. Non è più un adolescente, tuttavia non ha ancora imparato ad apprezzarsi davvero. Dentro di sé ha tanto amore da dare, ma la paura la blocca e le incolla i piedi a terra, le spalle le si incurvano sotto il peso dell’inadeguatezza che si sente addosso. Rachele è simile a molti di noi, con le pupille tanto offuscate da non vedere la realtà. Per questo non si vuole fare illusione su Tommaso, il ragazzo che le ingombra la mente e il cuore.

L’amore è sicuramente il sentimento protagonista di questa narrazione, tutti i personaggi sembrano danzare intorno a lui, cercare di farlo proprio, desiderando di possederne almeno un po’ così da eleggere quel sentimento a qualcosa di personale, eterno e appagante. Il mondo dei Lover si regge su questo, condizionando anche le loro controparti terrestri.

L’autrice riesce a creare un mondo alieno complesso e definito, con le sue regole e le sue abitudini. La bravura sta nell’unirlo alla dimensione terrestre in modo da non far sentire la cucitura, come fosse sempre stato lì, dalla notte dei tempi. 

Reflections è, quindi, uno urban-fantasy che racchiude in sé una sana dose di romanticismo, ma non c’è traccia dell’amore smielato. Per amore, invece, si combatte ed è proprio quello che fanno i Lover sfidandosi in arena. Rachele e la sua Lover trasmetto al lettore una lezione semplice ma importante: in amore non ci si nasconde, e soprattutto non lo si può evitare. Non si tratta solo dell’amore per un'altra persona, per amare gli altri occorre guardarsi dentro e sapersi apprezzare per la propria unicità.

Una storia schietta come l’amore puro, senza ombre. Francesca Gonzato Quirolpe ha scritto un romanzo leggero e gustoso, che si legge tutto d’un fiato e che trasporta il lettore in un mondo che riscopre come suo, mosso dagli stessi meccanismi. Uno stile fresco e piacevole accompagna una storia dolce e colorata come le prime giornate di primavera.


VOTO DEL BLOG:

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

sabato 10 marzo 2012

Recensione: "Il profumo della rugiada all'alba" di Edwidge Danticat

Titolo: Il profumo della rugiada all'alba Autrice: Edwidge Danticat
Casa editrice: Piemme Traduzione: Maria Clara Pasetti
Pagine: 221 Prezzo: € 16,50


La trama:
Il volto del male è difficile da dimenticare. Sono anni che il padre di Ka Bienaimé, giovane scultrice di origine haitiana, tenta di costruirsi una vita tranquilla a Brooklyn come barbiere, nascondendo dietro una maschera di anonimato un passato di violenza e di soprusi. Ma ci sono molti, emigrati da quella terra tormentata e senza pace, che pensano di riconoscere in lui il torturatore che si è accanito su di loro o sui loro cari, quando Haiti era sotto il dominio di Duvelier e dei suoi terribili tontons macoutes. E il romanzo è l'insieme delle loro voci: quella della moglie Anne, che ha coperto il marito per tutti quegli anni; quella della figlia, che ascolta sgomenta le rivelazioni che il padre un giorno decide di farle; quella dell'uomo che vive nella stessa casa e sa benissimo che il suo coinquilino è responsabile di molte violenze subite dalla sua famiglia. Un romanzo che si cala a fondo nel destino turbolento e controverso di un popolo angustiato dalle catastrofi naturali e lacerato dalle lotte intestine.


LA MIA RECENSIONE


Il profumo della rugiada all’alba di Edwidge Danticat è un piccolo romanzo che contiene dentro sé una storia tanto grande. Una serie di racconti che concorrono a formare un unico volto, quello straziato di Haiti e del suo popolo vessato dalla dittatura spietata del Presidente e dei suoi soldati.  

Nove racconti grazie ai quali il lettore si addentra in un mondo che sente lontano e vicino allo stesso tempo. I protagonisti di queste storie affondano le loro radici nello stesso humus e i loro racconti si intrecciano in maniera inaspettata. In un certo qual modo, Edwidge Danticat scrive un unico romanzo dando spazio a più voci, più punti di vista e angolazioni.

La colpa e il perdono si stagliano nella narrazione come i due grandi sentimenti messi in risalto, il bianco e il nero. Eppure tra l’uno e l’altro scorrono tutte le gradazioni possibili di grigio. Non esistono verità assolute, tuttavia ci sono dei segreti che squarciano il cuore.

Famiglie distrutte, figli strappati alle madri, la violenza di un regime che schiaccia nel fango la testa del ribelle. In questo libro Haiti viene tratteggiata in tutta la sua variopinta e crudele realtà. Non c’è spazio per i giochi infantili, si è costretti a crescere subito e a scegliere da che parte stare. L’unica speranza di salvezza è la fuga, l’orizzonte lontano diventa la meta agognata dove ricominciare a far germogliare la vita.

Ma la voglia di evasione, il desiderio di liberarsi del fardello che si è costretti a sostenere non è solo appannaggio delle vittime. Anche il carnefice sente su di sé la pressione della sua stessa violenza. Anche il torturatore vuole sfuggire al suo destino di sangue. Percorrendo la linea fumosa che divide i buoni dai cattivi, Edwidge Danticat ci racconta la sua patria natale vista con gli occhi di chi è riuscita a scappare.

Uno stile asciutto, conciso, a volte lapidario rende le storie narrate prive di romantico sentimentalismo. L’autrice racconta lucidamente la sua terra e il mondo che essa trattiene in sé. Il lettore può così entrare nelle vicende, vederle come fossero immagini di un film.

Forse anche altre storie avrebbero potuto trovare spazio, altre voci per raccontare la sofferenza di un popolo, invece il libro costa solo di 221 pagine. Una lettura veloce, ma non superficiale.


VOTO DEL BLOG:

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

venerdì 9 marzo 2012

Recensione: "L'armadio dei vestiti dimenticati" di Riikka Pulkkinen

Titolo: L'armadio dei vestiti dimenticati Autrice: Rikka Pulkkinen
Casa editrice: Garzanti Traduzione: Delfina Sessa
Pagine: 312 Prezzo: € 16,40


La trama:
La stanza è invasa dalla polvere e dalla luce. Sono passati anni, ma a casa della nonna Elsa non è cambiato nulla: la bambola, il cavallo a dondolo e poi il vecchio armadio. Ad Anna, sua nipote, basta aprirlo per tornare di colpo bambina, quando insieme alla nonna giocava a vestirsi da grande. Gli abiti ci sono ancora tutti e Anna li riconosce: stoffe che sanno di festa, di ricordi e di risate. Eppure c'è un vestito che la giovane non ricorda: ha la gonna ampia e un nastro alto in vita. Uno stile molto diverso da quello della nonna. Anna lo prova. Basta quel semplice gesto perché il suo mondo cambi per sempre. Quando sua nonna la vede con quell'abito, bella come non mai, capisce che è giunto il momento sfuggito tanto a lungo. Ora che le rimangono pochi giorni di vita, non può più mentire. Lo deve a sé stessa ma anche a sua nipote, deve dirle la verità. Deve confessare a chi appartiene quell'abito, deve pronunciare quel nome taciuto da anni, Eeva. Un nome che Anna non conosce. Il nome di una donna dimenticata nel silenzio, di cui non esistono nemmeno fotografie. Un nome che affonda le radici in un segreto forse incomprensibile. Spetta ad Anna capirlo. Ma per farlo deve tornare indietro a un tempo antico, a una storia di perdono, di tradimento e di bugie. Ma soprattutto alla storia di un amore unico come quello che lega indissolubilmente una madre e una figlia, nel bene e nel male. Un amore in cui tutto, a volte, può essere perdonato. Un romanzo potente, il nuovo fenomeno editoriale dell'anno. Uscito in sordina in Finlandia, ha rapidamente scalato tutte le classifiche, dove è rimasto per molti mesi, consacrando Riikka Pulkkinen come la nuova regina del romanzo nordico e scatenando gli editori di tutto il mondo per l'acquisizione dei diritti. In uscita contemporanea in tutto il globo, sullo sfondo della capricciosa luce del Nord racconta una storia di perdono e amore, di memoria e di colpa, di menzogna e redenzione.

LA MIA RECENSIONE 


L’armadio dei vestiti dimenticati è il secondo romanzo della scrittrice finlandese Riikka Pulkkinen, caso letterario in patria che ha saputo conquistare tutto il mondo. Uno stile particolare, personale e riconoscibile fa di questo romanzo una prova compiuta in grado di mostrare una scrittrice sicura dei suoi mezzi.

Una storia che vuole essere vera, come dimostra anche il titolo originale (Totta), narra intrecci familiari, amori potenti e distruttivi sepolti sotto strati di vernice e colore. Una famiglia che affronta il lento consumarsi di una persona cara guardandosi allo specchio e scorgendo ciò che si trova sotto la superficie.

Il romanzo di Riikka Pulkkinen può essere definito un romanzo di donne; gli uomini sono presenti e condizionano le azioni e i sentimenti delle protagoniste, ma restano inesorabilmente attaccati a queste figure complesse che si stagliano definite nella narrazione.

Anna è, forse, la vera protagonista, colei che parte alla ricerca di un volto, quello di Eeva. Un nome sconosciuto abbandonato come il vestito dentro l’armadio. Quello che Anna non conosce ancora, le informazioni che avrà modo di collezionare lungo il cammino, si intrecciano in modo inestricabile con il suo vissuto. Anna cerca Eeva, la costruisce, la immagina e non si accorge che il volto di Eeva diventa il suo, al pari delle sue gioie e dei suoi dolori. Anna diventa Eeva, si carica sulle spalle la sua storia e attraverso di lei riesce a raccontare la morsa che le attanaglia il cuore. 

Eeva ama, ama tanto, troppo, ama anche quello che non è suo. Una volta che si lascia spazio all’amore poi non si riesce a chiudere quella soglia, a sbattere la porta e lasciare che tutto resti fuori. Allora uno si consuma, prima nell’anima e poi nel corpo, fino a scomparire.

Il romanzo alterna due piani temporali, il presente raccontato in terza persona e il passato in cui Eeva è protagonista e che è lei stessa a raccontare. La storia procede frammentata, accavallando continuamente nomi, luoghi, sentimenti.

Quando il tempo della vita è incalzato dalla morte, anche il segreto più doloroso esce allo scoperto e permea la realtà con il suo profumo intenso, fastidioso e indimenticabile. Riikka Pulkkinen ha creato una storia triste che ha in sé punte luminose di gioia. Una famiglia che si stringe per affrontare l’ostacolo della scomparsa di Elsa, moglie, madre, nonna.

L’amore viene osservato in tutte le sue sfumature, eppure ce n’è uno che campeggia con più forza, quello materno. Un legame difficile da esprimere, multiforme. Un legame che può nascere dall’attesa nel ventre o crescere spontaneo come i fiori di campo. Impossibile dire quale dei due è più grande o più completo. L’autrice non ha la presunzione di dare risposte, perché, forse, risposte non ci sono.

Un romanzo lento come la vita agricola della Finlandia rurale, dove anche la capitale Helsinki è inesorabilmente relegata al ruolo di città provinciale e periferica. Una storia che si scioglie piano quasi fosse una delle brioche alla cannella che ama Eeva. L’armadio dei vestiti dimenticati racconta una famiglia e lo fa con spigliata pacatezza.

VOTO DEL BLOG:

 Great Book. Gran bel libro, da non perdere.

venerdì 2 marzo 2012

Recensione e giveaway: "Immortal" di Alma Katsu

Titolo: Immortal Autrice: Alma Katsu
Casa editrice: Longanesi Traduzione: Michele Lasvet
Pagine: 444 Prezzo: € 17,60

La trama:
È un inverno che non dà scampo quello che avvolge nel gelo e nella neve il piccolo paese di St. Andrew, nel Maine, a pochi chilometri dal confine canadese. Luke, giovane medico di turno al pronto soccorso, si ritrova davanti una ragazza dall’apparente età di diciannove anni e dalla bellezza eterea e struggente. È atterrita e chiusa nel silenzio, ma i suoi occhi sembrano gridare. Ha appena ucciso un uomo, abbandonandone il cadavere nel bosco. Si chiama Lanny e, con voce appena udibile, sostiene di aver ucciso quell’uomo perché era stato lui a chiederglielo. Prega Luke di aiutarla a scappare. Quando il dottore rifiuta, Lanny afferra un bisturi e si squarcia il petto nudo. Quello che succede dopo cambierà le loro vite per sempre. Luke, sconvolto, accetta di aiutarla a scappare oltre confine. E durante la fuga, lei gli rivela il proprio passato. Lanny è immortale e ha più di duecento anni. Il suo è il racconto di una donna travolta da un amore torbido, appassionato e mai ricambiato abbastanza. È il racconto di un uomo ossessionato dalla bellezza e dal bisogno oscuro di possederla, un uomo che trasforma la passione fisica in uno strumento di dominio. È il racconto del terribile prezzo da pagare in cambio della vita eterna.

Carissimi lettori e lettrici, il blog mette in palio per voi una copia di questo bellissimo romanzo.
So che molti hanno la curiosità di leggerlo e questa è una buona occasione per tentare la sorte e magari vedersi arrivare nella cassetta delle lettere il pacchetto con il libro.
Qui sotto troverete la mia recensione e, per chi è ancora più curioso, il blog offre la possibilità di leggere un racconto scritto da Alma Katsu e legato ai personaggi del libro.





LA MIA RECENSIONE


Immortalità e alchimia è un binomio vecchio quanto il mondo, la ricerca dell’elisir di lunga vita ha smosso gli animi degli uomini desiderosi di trovare l'antidoto a una delle paure più ancestrali: la morte. In Immortal (titolo originale The Taker) Alma Katsu ci racconta la storia di un amore tormentato vissuto attraverso i secoli, la bramosia di potere che può albergare nell’animo umano, la corruzione a cui può giungere lo spirito di fronte all’eternità.

Immortal è a tutti gli effetti uno urban fantasy, primo capitolo di una trilogia (il secondo romanzo dal titolo The Reckoning uscirà a inizio estate in America), ma non ci troviamo davanti a un young adult, bensì a un romanzo per adulti oscuro e sensuale.

Ambientato in luoghi e epoche diverse, la narrazione corre per tutto il romanzo seguendo il gioco affascinate delle cornici, scatole cinesi chiuse le une dentro l’altre. Al punto di vista impersonale e onnisciente di chi narra ciò che sta accadendo ai nostri giorni, si alterna il racconto in prima persona della stessa protagonista che, novella Shahrazād, rivela un po’ per volta il suo passato, gli incontri compiuti nella sua lunga vita, le avventure in cui è incappata. Il destinatario di questi racconti è Luke, il medico che l’ha soccorsa in ospedale e l’aiuta a fuggire.

Il presente della fuga è, però, fagocitato dal passato di violente passioni e inganni che esce dalla bocca di Lanore e arriva per stupire colui che ascolta o che legge. Alma Katsu riesce a tessere un’intricata rete di relazioni, da brava profiler della C.I.A. l’autrice ha saputo dar vita a personaggi complessi, difficili da interpretare seppur nella loro disarmante semplicità.

L’elemento soprannaturale viene immesso nella narrazione con naturalezza, senza la presunzione di dare una spiegazione mitologica. Il lettore, come Luke, può credere o meno a Lanore, ma ciò non muta il fascino di quello che lei racconta. Un fascino perverso, che disgusta e attrae allo stesso tempo, dove la brutale ferocia si mescola al lascivo e inebriante godimento dei sensi e dei piaceri carnali.

Le pagine scorrono con facilità grazie a uno stile pulito e descrittivo allo stesso tempo. Il tono s’innalza e il ritmo si fa incalzante nelle parti dedicate al racconto del passato, mentre il presente narrato in terza persona perde di mordente forse a causa del tempo verbale scelto (il presente indicativo). Va comunque detto che la quantità di pagine dedicate al presente di Luke e Lanore sono una quantità irrisoria in confronto a quelle riguardanti il passato della giovane.

Negli slogan pubblicitari si legge «Una Stephanie Meyer per adulti», definizione data dalla rivista Cosmopolitan UK. A libro letto verrebbe da dire che di Stephanie Meyer e del suo mondo immortale nel romanzo di Alma Katsu non c’è proprio nulla. Pur partendo dallo stesso genere, lo urban fantasy, l’autrice di Immortal crea una realtà completamente diversa da quella che permea la cittadina di Forks e verrebbe da dire, perdonate la ripetizione, per fortuna. Senza togliere nulla al successo planetario della Twilight saga, la storia e i personaggi della Katsu non sono paragonabili a quelli meyeriani e non possono neppure essere definiti le loro versioni adulte. Che poi, si sa, i personaggi della Meyer adulti non diventeranno mai, essendo diciassettenni da un po’.

Un romanzo ben costruito e ben narrato, una lettura piacevole che può essere intrapresa anche dai lettori non amanti delle trilogie, dal momento che la storia non finisce con particolari cliffhanger. La curiosità di conoscere come continueranno le avventure di Lanore e Luke però c’è e anche il lettore meno avvezzo a saghe e affini scorgerà in lui il desiderio di scoprire quale sarà la data italiana d’uscita del prossimo libro della Katsu.

VOTO DEL BLOG

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.




Ed ora, per immergersi ancora un po' nelle atmosfere di Immortal, qui sotto trovate la traduzione di un racconto di Alma Katsu apparso a novembre su Portland Monthly Magazine
La traduzione dall'inglese è opera di Giulia Marengo per Diario di pensieri persi che ci ha gentilmente concesso di linkare la loro traduzione, per tutti coloro che vogliono gustarsi il racconto in lingua basta visitare il sito dell'autrice: almakatsu.com.






Adesso... Giveaway time!


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REGOLE

Bisogna essere iscritti al blog come "lettori fissi" e lasciare un commento di senso compiuto al post del libro che dimostri che siate veramente interessati a vincere la copia messa in palio. Compilate il form che trovate qui sotto.

ATTENZIONE: utilizzate lo stesso nickname che avete usato quando avete lasciato il commento. Se volete aumentare le vostre chances di vincita, potete ottenere dei punti extra. Ecco come fare: Se avete supportato il giveaway sul vostro blog, sul vostro sito web (sono esclusi i forum che necessitano una registrazione), se avete condiviso il link su Facebook e/o Twitter, inserite i link e questi verranno valutati per l'assegnazione dei punti extra (max. 4 punti).

ATTENZIONE: Se i link non sono funzionanti questi non verranno conteggiati! Per ogni punto extra che otterrete il vostro nome verrà reinserito nella lista, aumentando così le vostre possibilità di vincita.

Buona fortuna a tutti! Avete tempo per partecipare al concorso fino alla mezzanotte del 20 marzo e il 21 marzo scopriremo il vincitore. Il primo estratto tramite il sito random.org si aggiudicherà la copia messa in palio.


Il codice del banner:


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mercoledì 22 febbraio 2012

Recensione: "Green" di Kerstin Gier

Titolo: Green Autrice: Kerstin Gier
Casa editrice: Corbaccio Pagine: 432
Prezzo: € 16,60

La trama:
«Sono davvero contento di aver chiarito le cose. In ogni caso resteremo sempre buoni amici, giusto?» Quando un ragazzo dice così a una ragazza non è che la renda pazzamente felice. Se poi il ragazzo in questione è Gideon de Villiers, occhi verdi e capelli corvini, Gwendolyn Shepherd, la destinataria del messaggio, si sente precipitare decisamente negli abissi dell’infelicità. E sì, perché, nelle due settimane che le hanno sconvolto la vita, facendole quasi dimenticare di essere una normale studentessa di sedici anni di una normale scuola londinese, Gideon le era sembrato la sua unica ancora di salvezza. Solo da due settimane, infatti, Gwen ha scoperto di essere predestinata a viaggiare nel tempo per portare a termine una missione pericolosissima da cui dipende il destino dell’umanità intera. Una faccenda che, in realtà, non le interessa affatto, diversamente dalla cugina Charlotte, che era convinta di essere lei la predestinata e che era stata educata ad affrontare situazioni e persone di ogni tempo e ogni luogo. Solo per Gideon, il suo compagno di viaggi nel passato, Gwen ha trovato sopportabile l’essere sballottata da un secolo all’altro alla ricerca di un cronografo perduto, ma ora perché dovrebbe continuare a lasciarsi tiranneggiare dall’implacabile setta dei Guardiani? D’altra parte, è vero che a poco a poco sta scoprendo segreti insospettabili sulla propria famiglia che la riguardano molto da vicino. E poi, finché è sostenuta da amiche come Leslie e da piccoli gargoyle impiccioni e simpatici come Xemerius, la sua vita, oltre a essere piena di pericoli, può essere anche molto eccitante...

Un brano:

"Per mia natura non ero incline all’autocommiserazione, era la prima volta nella mia vita che soffrivo per pene d’amore. Pene d’amore di quelle serie, intendo. Quelle che fanno proprio male. Al loro confronto tutto il resto diventa insignificante. Persino la sopravvivenza è secondaria. Sul serio: il pensiero della morte in quel momento non era tanto spiacevole. In fondo non sarei stata la prima a morire di crepacuore, mi trovavo anzi in ottima compagnia: la Sirenetta, Pocahontas, Giulietta, la Signora delle Camelie, Madame Butterfly, e adesso io, Gwendolyn Shepherd."


La mia recensione


Quando qualcosa che abbiamo amato finisce – che sia un libro, una serie televisiva, un fumetto, un programma – la sensazione è simile a un venticello gelido che soffia nei pressi del cuore. Non si tratta di romanticismo becero o lacrima facile, semplicemente dispiacere.

Due forze spingono il lettore/spettatore: quella centripeta e quella centrifuga. Se da una parte è irrimediabilmente attratto da quello che sa essere il capitolo conclusivo, curioso di scoprire come si conclude la storia; dall’altra fuggirebbe a gambe levate, ritardando il più possibile quella che per certi versi è la fine.

Con Green la Trilogia delle gemme di Kerstin Gier giunge all’epilogo finale. Non è passato poi molto da quando abbiamo letto Blue, il secondo romanzo, e già dobbiamo salutare una saga simpatica, tenera, ironica popolata da personaggi che ci sono entrati nel cuore. Ciò dimostra come Kerstin Gier ha saputo fare un ottimo lavoro, creando una storia per ragazzi in grado di appassionare anche gli adulti.

Prendendo in giro se stessa e ironizzando sulle situazioni in cui di volta in volta si viene a trovare, Gwendolyn, la protagonista della trilogia, si è scrollata di dosso la polvere che ammanta le altre protagoniste di romanzi young adult, quello strato di autocompiacimento e egocentrismo che spesso appesantisce le loro storie. Solare e divertente anche quando piange milioni di lacrime, Gwendolyn è una ragazza tosta che sa affrontare le sfide a testa alta. E occorre fegato, se da un giorno all’altro scopri di essere una viaggiatrice nel tempo.

L’elemento prettamente urban fantasy dei viaggi nel tempo, ben condotto all’interno di tutta la narrazione, offre la possibilità di sovrapporre i piani temporali dei tre romanzi. Episodi raccontati nel primo romanzo non necessariamente si trovano cronologicamente slegati o antecedenti a ciò che avviene nel secondo e nel terzo libro. Tutto si intreccia e si incastra alla perfezione in un quadro di insieme che si arricchisce e si fa via via più comprensibile. Quello che sembrava rimanere nell’ombra, senza un’apparente spiegazione, in Green verrà ripreso e spiegato, non senza numerosi colpi di scena.

La storia d’amore tra i due protagonisti – mai melensa, va detto – continua a catturare l’attenzione del lettore, a farlo sognare con una genuina dose di romanticismo vero, pragmatico, capace di cogliere la frizzante esuberanza dei primi amori.

Il lettore dal cuore di marzapane – come afferma la stessa autrice – seguirà in tutto e per tutto le rocambolesche avventure del cuore della protagonista e non potrà non sorridere leggendo affermazioni come «Nessun cuore può essere spezzato, perché tutti sono fatti di marzapane» o «Restiamo amici. [...] Sono sicura che da qualche parte nel mondo, ogni volta che questa frase viene pronunciata, muore una fata».

La freschezza della Gier, la sua scrittura, riescono a trasmettere spontaneità, compito arduo per uno autore. Pur essendo il capitolo conclusivo di una trilogia, Green non corre nella narrazione, tutto viene dosato e si manifesta al lettore al momento giusto. Lo stile e il ritmo riescono a mantenersi costanti nei tre romanzi, non facendo perdere aderenza al racconto.

Una storia ben pensata e ben scritta, dei personaggi adorabili – anche nel caso di quelli antipatici – insieme alla cura nel raccontare l’universo young adult fanno della Trilogia delle gemme una triade di romanzi capaci di mescolare i tanti elementi presentati senza mai peccare in difetto o in eccesso. Green è quindi il degno capitolo conclusivo di una saga che ha affascinato milioni di lettori. Salutare Gwen, Gideon, Xemerious e i Guardiani e tutti gli altri personaggi comporterà un piccolo strappo nel nostro cuore di marzapane, ma insieme alla punta di tristezza ci sarà la gioia di aver letto una storia divertente e allo stesso tempo dolce.


VOTO DEL BLOG:

 Great Book. Gran bel libro, da non perdere.

giovedì 2 febbraio 2012

Recensione e triplo giveaway de "Il tempo stregato" di Elinor Childe

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Ecco un nuovo giveaway e questa volta è davvero speciale perché ci sono ben tre copie in palio! Per tutti coloro che amano i romanzi storici questa è un'occasione che cogliere al volo.
Il romanzo di Elinor Childe, Il tempo stregato, aspetta solo voi. Qui sotto troverete la mia recensione e le regole del giveaway.
Buona fortuna a tutti.


La trama:

Inghilterra, fine XV secolo. Avice, orfana di un ricchissimo mercante, ha solo sei anni quando il suo tutore la dà in sposa al proprio figlio Philip, di quattordici. Troppo giovani perché il matrimonio venga consumato, quell’unione si tramuta per Avice in una lunga attesa, perché subito dopo le nozze Philip scompare, trattenuto a Londra da misteriosi impegni. A dare sue notizie sono solo le lettere che invia regolarmente. Il giorno del suo sedicesimo compleanno, ricevuti in dono alcuni arazzi che sembrano alludere alla sua vita, la giovane donna inizia a interrogarsi sul proprio destino. Delusa e sconfortata dal mancato ritorno dello sposo tante volte annunciato, deciderà infine di andare a Londra, per cercare la spiegazione di quell’assenza e di un fatto che l’ha incuriosita e affascinata: il tono delle ultime lettere, dapprima piuttosto scarne e fredde, si è fatto a un tratto più appassionato e seducente. Per Avice, mossa dal sospetto di essere vittima di un inganno, questa è anche l’occasione per uscire dal villaggio in cui ha trascorso tutta la vita, vincere le sue paure e avventurarsi nella grande città, assecondando un desiderio di libertà tanto a lungo represso. Ma le strade della capitale non sono un luogo sicuro, soprattutto ora che in molti tramano contro Enrico VII Tudor, asceso al trono al termine della guerra delle Due Rose e considerato da tanti un usurpatore. Coinvolta in prima persona negli intrighi di palazzo, incrocerà presto la strada di Aylmer Harcourt, personaggio dal fascino magnetico e ambiguo. Grazie a lui otterrà le risposte a lungo cercate sulla sorte di Philip, di cui non ha più avuto notizie, e potrà fare chiarezza sugli intrighi e i segreti che hanno accompagnato tutta la sua vita.






La mia recensione

Il tempo stregato di Elinor Childe, pseudonimo della scrittrice e traduttrice Anna Luisa Zazo esperta conoscitrice del mondo inglese, è un romanzo storico che, con sorprendente maestria, sa trasportare il lettore nell’epoca in cui si svolgono i fatti, ricreando nel libro le atmosfere dell’Inghilterra del ‘400.

La storia narra la vicenda della giovane castellana Lady Avice Guerny, sposa a soli sei anni di una ragazzo che poi scompare dalla sua vita, se non per le lettere che con alterna costanza le invia. Cresciuta con i ferrei ammonimenti della madre adottiva, Lady Avice ha un cuore puro e un’ingenuità che non le permettono di leggere le nubi dell’intrigo che si addensano intorno a lei. 

Ma uno sposo che non reclama i suoi diritti inizia a destare sospetti e la ricerca tormentosa della verità spinge la giovane ad affrontare le gioie e i pericoli della capitale.

Dalla provincia a Londra per far luce sui fatti, ma allo stesso tempo per maturare come persona e come donna. L’autrice ci offre uno spaccato di vita quotidiana delle classi mercantili benestanti e di quelle nobiliari, che rende il romanzo un vivido dipinto capace di mostrare in modo preciso le abitudini e lo stile di vita di queste persone. L’attenzione al dettaglio, che va dall’abbigliamento, alle feste, al linguaggio usato dai personaggi del romanzo, danno prova al lettore della profonda conoscenza della scrittrice del periodo storico in cui ha ambientato la narrazione.

La parte iniziale procede lentamente quasi a rimarcare la placida quotidianità della vita provinciale; è il tempo dell’attesa, quello del mancato arrivo dello sposo, un tempo stregato che agli occhi della giovane donna appare congelato nella sua immobilità. Promesse e speranze disattese instillano nel cuore di Avice il dubbio dell’inganno. La risposta alle sue domande va, quindi, ricercata nella rottura di questo tempo ciclico che l’ha tenuta prigioniera. L’arrivo a Londra accelera così lo svolgimento dei fatti traducendosi anche in vari colpi di scena.

Va detto, però, che il lettore comprende bene e in anticipo la falsa realtà che persone meschine e prive di scrupoli hanno costruito intorno a una ragazza che conosce ben poco la malizia per potersene servire. Lady Avice con il suo essere generosa e la sua ingenuità può risultare, a volte, come l’incarnazione di un canone di donna distante, troppo lontano e idealizzato per essere reale. Il lettore fa meno fatica a comprendere i sentimenti degli altri personaggi che, pienamente immersi nella storia, sfruttano gli avvenimenti secondo i loro scopi.

La storia con la S maiuscola si mescola con quella nata direttamente dalla mente dell’autrice, anche se una maggior conoscenza del periodo storico aiuterebbe a districare la matassa di nomi, intrighi e complotti per la conquista del trono di Inghilterra.

La ricerca dello “sposo fantasma” diventa per Lady Avice la ricerca di se stessa, quasi il romanzo fosse un Bilgunsroman. Solo così riuscirà a leggersi nel profondo e a innamorasi della vita e dell’uomo che la potrà finalmente rendere donna.

Una storia ricca di avvenimenti, seppur a volte troppo incline alla pedanteria, aggettivo spesso utilizzato per descrivere la protagonista. Ammirabile la ricostruzione del linguaggio dell’epoca con quelle formule e quei rituali che al lettore moderno possono sembrare eccessivi, ma non per questo meno veri. Tuttavia la reiterazione di certi epiteti può apparire eccessiva.

Un romanzo che richiede una lettura attenta e costante, pena lo smarrimento di fronte ai complessi nodi narrativi che vengono presentati. La lentezza che lo caratterizza può infastidire il lettore che va di fretta, abituato al ritmo incalzante di certa narrativa, ma sarà apprezzato da colui il quale desidera gustare la profondità di un periodo storico raccontato nelle sue varie sfumature.


VOTO DEL BLOG:

 Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.




REGOLE PER IL GIVEAWAY

Bisogna essere iscritti al blog come "lettori fissi"
e lasciare un commento di senso compiuto al post/recensione del libro
che dimostri che siate veramente interessati a vincere la copia messa in palio.
Compilate il form che trovate qui sotto.

ATTENZIONE: utilizzate lo stesso nickname
che avete usato quando avete lasciato il commento.
Se volete aumentare le vostre chances di vincita, potete ottenere dei punti extra.
Ecco come fare: Se avete supportato il giveaway sul vostro blog,
sul vostro sito web (sono esclusi i forum che necessitano una registrazione),
se avete condiviso il link su Facebook e/o Twitter, inserite i link e questi verranno valutati per l'assegnazione dei punti extra (max. 4 punti).

ATTENZIONE: Se i link non sono funzionanti questi non verranno conteggiati!
Per ogni punto extra che otterrete il vostro nome verrà reinserito nella lista,
aumentando così le vostre possibilità di vincita.
Buona fortuna a tutti!

Avete tempo per partecipare al concorso fino alla mezzanotte del 26 febbraio e il 27 febbraio scopriremo chi sono i vincitori. I primi tre estratti tramite il sito random.org si aggiudicheranno una copia ciascuno del libro. 



Codice  del banner:


<div><a href=" http://alberodellegocciole.blogspot.com/2012/02/recensione-e-triplo-giveaway-de-il.html " target="_blank"><img src="http://img818.imageshack.us/img818/3185/1328119584.png" alt="Generated image" title="Free Banner by Bannersketch.com" style="border: 0px" /></a></div>



mercoledì 25 gennaio 2012

Recensione: "La discesa dei luminosi" di Ilenia Provenzi e Francesca Silvia Loiacono

Titolo: La discesa dei luminosi
Autrici: Ilenia Provenzi e Francesca Silvia Loiacono
Casa editrice: Giunti Collana: Y
Pagine: 448 Prezzo: € 14,50


La trama:
2012 
L’APOCALISSE È VICINA e tra le calli di una romantica Venezia si aggira un ragazzo biondo, così bello da non sembrare umano. Jude è un abitante di Aurora, un mondo popolato dai Luminosi, creature perfette simili agli dèi, ed è venuto sulla Terra in missione per conto del padre. Il potente Damon gli ha ordinato di trovare un antico codice Maya, l’unico strumento in grado di salvare l’umanità dalla catastrofe che è stata profetizzata. Durante le sue ricerche Jude si imbatte in Viola, una studentessa ostinata e razionale il cui passato è legato drammaticamente al codice misterioso. Sullo sfondo della laguna di Venezia, delle colline toscane e delle rovine del Messico, i destini dei protagonisti si intrecciano vorticosamente coinvolgendo non solo altri che come loro sono sulle tracce del codice, ma l’intera umanità. Un’avventura mozzafiato dove la vendetta e l’amore si sfidano per decidere le sorti del nostro mondo.



La mia recensione 


Proprio oggi un nuovo young adult si affaccia nelle librerie. Si tratta de La discesa dei luminosi di Francesca Silvia Loiacono e Ilenia Provenzi pubblicato dalla Giunti Y. Una novità per la collana dedicata ai “giovani adulti” della casa editrice fiorentina che si sbilancia per la prima volta pubblicando un romanzo di autrici italiane.

Un ya diverso dagli altri che l’hanno preceduto, soprattutto per la scelta del tema affrontato: la profezia dei Maya e le sue conseguenze. Alcuni sono affascinati da questo argomento, altri no. Ma il romanzo non chiede cervellotici sforzi di comprensione, il mistero c’è e si dipana attraverso le pagine del libro coinvolgendo tutti i protagonisti, ma dosando le proprie informazioni così che il lettore procede tranquillo.

I personaggi che si avvicendano in questo libro non sono pochi, ma nemmeno così tanti da perdere il conto. Tutti legati da un filo che pian piano diventa visibile, il lettore attraverserà tutta la storia alternando ripetutamente il punto di vista dei due protagonisti, Jude e Danielle. Se le parti riguardanti Jude sono quelle maggiormente legate alle scoperte del manoscritto, contenente i segreti della profezia dei Maya, sul quale ricerca insieme con la studentessa Viola; quelle di Danielle sono legate alla sua vita a Venezia e al suo tentativo di entrare a far parte del mondo degli esseri umani. Eppure, mentre Jude e il suo rapporto in crescendo con Viola possono affascinare il lettore, Danielle risulta isterica e fastidiosa. Smania così tanto di amalgamarsi con la società, da risultare artificiale.

Il mondo dei Luminosi si delinea piano piano, figure avvolte da un’aura di enigmaticità subiscono il fascino del mondo terrestre e allo stesso tempo si sentono superiori. Il loro rapporto con la Terra, soprattutto nella figura di Damon (citata spesso, ma distante nella narrazione), è simile, per certi versi, a quello delle antiche divinità. Attrazione e repulsione agiscono contemporaneamente.

I Maya entrano nel racconto senza adombrare tutto con la loro presenza, la loro cultura è appena accennata e la profezia viene rivisitata da un punto di vista che devia dalla tradizione e ha sicuramente dell’originalità. Quetzalcóatl e Tezcatlipoca, il Serpente Piumato e lo Specchio Fumante, sono più volte nominati nel racconto, soprattutto il primo, ma va detto che questi sono i nomi aztechi delle divinità.

Lo stile delle due scrittrici è asciutto, lineare e ciò non guasta a una narrazione che cela in sé dei rebus da risolvere. Riguardo i personaggi va detto che non sono tutti delineati con la stessa profondità, alcuni spiccano di più, altri restano maggiormente sullo sfondo.

Sulla scelta dei luoghi dove ambientare la storia forse c’è qualcosa da dire. Il Messico, ovviamente, è una tappa importante e ineludibile, ma riguardo alla scelta di Venezia e della Toscana, le autrici cadono in una sorta di “trappola della ripetizione”. Nella vicende, i due luoghi scelti non hanno un valore fondativo; si sarebbe potuto scegliere benissimo altri posti dove ambientare la parte della narrazione che si svolge su suolo italiano, tralasciando quelli troppo inflazionati e quindi poco originali.
Forse le autrici strizzano l’occhio a un possibile lettore straniero del libro che di sicuro Venezia e la Toscana li ha sentiti nominare.

Nel complesso un young adult diverso dagli altri, dove l’amore c’è, ma nella sua non predominanza all’interno del racconto appare più naturale. Una storia scorrevole che, pur partendo da un elemento conosciuto ai più (la profezia Maya), riesce a dare una propria visione a metà tra lo urban fantasy e la fantascienza.
Non si può dire che il finale sia aperto, ma lascia presagire un possibile ritorno delle due scrittrici.
Maya permettendo.


VOTO DEL BLOG:

  Good Book. Libro gradevole, per una lettura spensierata.

martedì 24 gennaio 2012

Recensione: "Amore zucchero e cannella" di Amy Bratley



La trama:

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s’imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l’ha abbandonata. In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e piene di appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c’è quel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbe fatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l’ha fatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, per trasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi. Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova una lettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l’esistenza… Il passato sembra riaffiorare e portare con sé un alone di mistero. E se riviverlo fosse l’unico modo per ritrovare se stessa e lasciarsi andare a un nuovo amore?


La mia recensione 


Ci sono i libri che ti appassionano, quelli che ti fanno piangere, quelli che lasciano il segno e quelli che non lasciano niente. Incappare in quest’ultima tipologia di libri è un’esperienza triste per il lettore che cercherà all’istante di rifugiarsi in un’altra lettura, sperando in una più soddisfacente. 

Amore zucchero e cannella di Amy Bratley è un romanzo che non riesce ad affascinare. La sua protagonista, Juliet, è una ragazza di neanche venticinque anni che pensa e si atteggia come una donna anziana, di quella tipologia fastidiosa che alterna il vittimismo, al catastrofismo, al puritanesimo. 

Ha ancora tutta una vita davanti, ma il suo obiettivo è sposarsi il prima possibile e per cercare di dare forma al suo sogno decide di prendere in affitto un appartamento con Simon, il suo ragazzo. Nel volersi accasarsi presto non ci sarebbe nulla di male, ma avere il così detto “prosciutto sugli occhi”, sì. A Simon della vita di coppia non importa nulla, acconsente solamente per non sentire la sfiancate sequela di lamentele di Juliet, che ripete in continuazione che vuole il suo nido d’amore. Risultato: una casa ammobiliata, un ragazzo fedifrago e un cuore infranto.

Crollato il mondo, Juliet deve risorgere dalle sue ceneri, ma la protagonista di Amy Bratley è tutto tranne che un’araba fenice. Sente di fare una scelta sbagliata dietro l’altra, cova rancore per se stessa, per chi l’ha tradita e se si lascia un po’ andare (ubriacarsi e finire a letto con qualcuno) inizia a flagellarsi ripetendo instancabilmente “io non sono così”, “io non sono una rovina famiglie”.

A questi attacchi di puritanesimo, trova la risposta nel vecchio libro di sua nonna per diventare una massaia provetta e inizia a creare cose fatte in casa, precisamente dei grembiuli. Tra il desiderio di diventare un angelo del focolare moderno e il sentimento crescente per un nuovo love interest, l’autrice infila nella narrazione il mistero della famiglia di Juliet.

Un background disastrato, pieno di misteri. Eppure quello che dovrebbe essere il filo conduttore, la ricerca che si dipana per tutto il romanzo, appare solo a sprazzi senza suscitare alcun fascino. Il risultato è un libro che non intrattiene il lettore, il quale alla fine si stanca degli isterismi della protagonista che a fatica sente vicina.

Le tematiche affrontate sarebbero anche piacevoli, ma Amy Bratley intesse con fatica un romanzo che mostra in tutto e per tutto la sua acerbezza come scrittrice. Magari nelle sue prossime opere avrà modo di crescere, magari saprà approfondire maggiormente i suoi personaggi che ora risultano ritagliati in modo troppo semplice, come delle figurine di carta.

A deludere il lettore che si avvicina al libro, poi, concorre anche il titolo. In Italia spesso e volentieri si traducono (molto) liberamente i titoli dei romanzi stranieri, ma questa volta si è osato troppo. The girls’ guide to homemaking, “La guida delle ragazze per fare cose fatte in casa”, è diventato qualcosa ti troppo distante dal testo e per niente calsante.
L’amore c’è, va bene, lo zucchero compare qua e là sottoforma di dolci, ma la cannella? Neanche l'ombra.


VOTO DEL BLOG:

 Boring Book. Libro noioso e poco avvincente.

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